Rugby: al via la Coppa del Mondo

Comincia in Giappone il nono Mondiale di rugby, il primo in Asia. Venti squadre ai nastri di partenza, con la Nuova Zelanda – vincitrice della Webb Ellis Cup nel 2011 e nel 2015 – a caccia della terza affermazione consecutiva

di GIOVANNI DEL BIANCO

Parte la nona edizione del Mondiale di rugby, che si disputerà in Giappone dal 20 settembre al 2 novembre. Una sede “diversa” dal solito, visto che è la prima volta che si gioca in Asia e di fatto è la prima volta che si gareggia fuori dal Commonwealth (vero che la Francia ospitò la Coppa nel 2007, ma qualche partita si giocò in Scozia e Galles). Nella terra del Sol Levante c’è grande entusiasmo per lo sbarco di questa prestigiosa rassegna, che anticipa di un anno i Giochi Olimpici di Tokyo.

La formula è la stessa dal 2003: venti squadre al via, divise in quattro gironi da cinque nazionali l’uno: le prime due accedono ai quarti di finale.

Per l’Italia, il girone si presenta proibitivo: in compagnia degli Azzurri di Conor O’Shea ci sono la Nuova Zelanda – da molti reputata in flessione (ha ceduto all’Irlanda la testa del ranking mondiale) ma pur sempre considerata la grande favorita (d’altronde ha vinto le ultime due edizioni, quella in casa del 2011 e quella in Inghilterra del 2015) – e il Sudafrica, secondo i bookmaker la seconda forza della manifestazione. La prima qualificazione alla fase ad eliminazione diretta, dunque, è difficile che maturi in questo torneo, che dovrà essere più che altro l’ennesima occasione di crescita. Completano la pool la Namibia e il Canada, le due nazionali col peggior ranking: la prima è ancora in attesa di centrare un successo in Coppa del Mondo (19 sconfitte su 19 gare), la seconda è un avversario un filo più ostico ma sulla carta inferiore all’Italia.
Se i primi due posti del girone sono prenotati dunque da neozelandesi e sudafricani (il loro scontro diretto sarà il piatto forte della prima fase), la cosa più logica per Parisse e compagni è pensare a centrare la terza piazza, che garantirebbe la partecipazione anche al prossimo torneo iridato: una formula, questa, che non permette grandi ricambi, visto che su venti team su dodici ottengono il pass in automatico per l’edizione seguente. Rispetto a quattro anni fa, l’unica differenza è la Russia al posto della Romania (forse anche per questo si sta studiando un aumento delle compagini a 24 o a 32, ma la cosa non è comunque considerata prioritaria).

Un’occhiata ai gironi. Nella pool A a fare la parte del leone è l’Irlanda (che ha come obiettivo minimo il raggiungimento delle semifinali, dove non è mai approdata), mentre Scozia e Giappone si contenderanno il secondo posto. La pool B è quella, sopra descritta, dell’Italia. La C si profila molto interessante, con le sfide tra l’Inghilterra (teoricamente l’europea più equipaggiata. A proposito, la sua vittoria del 2003 è stata l’unica di una selezione del vecchio continente), la Francia e l’Argentina, con le due europee favorite. La D pare scontata, con i passaggi del turno di Australia e Galles (fresco vincitore del Sei Nazioni) che paiono ovvi.
L’Europa è a caccia di riscatto: nel 2015 neppure una sua compagine prese parte alle semifinali, che furono un discorso tutto del “Rugby Championship” (il vecchio Tre Nazioni, che ha cambiato nome da quando si è aggiunta l’Argentina, nel 2012). La più assetata di rivincite è l’Inghilterra, che quattro anni fa – in casa – non superò nemmeno la prima fase, arrendendosi ai cugini gallesi: un fiasco inatteso e clamoroso.

Quanto ai giocatori da seguire, ecco alcuni nomi.

Beauden Barrett è una delle stelle della Nuova Zelanda: vincitore di due Mondiali, va a caccia del terzo e lo farà assieme ai due fratelli minori Jordie e Scott e con il nuovo ruolo di estremo (posizione cambiatagli dal tecnico Hansen). Negli All Blacks ci sono inoltre le frecce Ardie Savea e Rieko Ioane, due delle ali più forti del panorama globale.

Per l’Australia i nomi caldi sono quelli del tallonatore Folau Fainga’a, del capitano Michael Hooper, del pilone Taniela Tupou e di Christian Lealiifano: a quest’ultimo fu diagnosticata la leucemia nel 2016, ma ora è pronto per giocare da centro coi Wallabies. Non ci sarà invece Israel Folau, fatto fuori dalla federazione per alcune frasi omofobe apparse sul suo profilo Instagram.

Nel Sudafrica attenzione a Faf de Klerk e Malcolm Marx, che erano nelle nomine per il premio di giocatore dell’anno. Ma in casa Springbooks la vetrina è per Siyamthanda Kolisi, il primo capitano nero della nazionale: e per un Paese che ha vissuto l’apartheid è un fatto di importanza sociale.

Nelle isole Figi la star è Leone Nakarawa, l’unico della rosa ad aver vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi (con tanto di meta in finale) nel rugby a sette. Una delle chiavi di Tonga è rappresentata dal potente pilone Ben Tameifuna, con i suoi 153 chili l’uomo più pesante della competizione. Il Giappone si affida ad Amanaki Mafi – giocatore di origini tongane – bravo in zona meta e nel portar palla.

Venendo all’Europa, per l’Irlanda le attenzioni sono tutte su Jacob Stockdale (14 mete nelle ultime 19 partite in nazionale), su Tadhg Furlong e sul 34enne Johnny Sexton, il mediano d’apertura che è stato nominato “Giocatore dell’anno” nel 2018 e che però è reduce da un infortunio.

L’Inghilterra confida nella forma di Jonny May e Owen Farrell, rispettivamente recordman di mete e di punti al Sei Nazioni, ma anche nei placcaggi di Billy Vunipola.

Il Galles è nelle mani di Alun Wyn Jones, miglior uomo del Sei Nazioni vinto a marzo, e nei piedi di Leigh Halfpenny, uno specialista dei calci(occhio quindi ai piazzati). Non ci sarà, ed è un peccato, Gareth Anscombe, che fu uno dei migliori della squadra sempre nel Sei Nazioni.

Per quanto riguarda l’Italia, la stella è chiaramente Sergio Parisse, il rugbysta con più presenze in nazionale (140) di tutto il torneo. Per lui si tratta del quinto Mondiale, quota toccata in passata solo dal figiano Brian Lima e da un altro azzurro, Mauro Bergamasco.

Curiosità sugli allenatori: sette su venti sono neozelandesi, tre australiani, tre gallesi, due sudafricani, due argentini, uno scozzese, uno irlandese e uno francese. Solo Argentina, Australia, Francia, Nuova Zelanda, Scozia e Sudafrica hanno un coach autoctono.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco

Il programma del torneo

Ecco il programma del torneo. Gli orari sono quelli italiani. In corsivo le gare trasmesse dalla Rai (le gare dell’Italia saranno su Rai Due, le altre su Raisport).

GIRONE A
Venerdì 20 settembre (ore 12.45): Giappone-Russia (Tokyo)
Domenica 22 settembre (ore 9.45): Irlanda-Scozia (Yokohama)
Martedì 24 settembre (ore 12.15): Russia-Samoa (Kumagaya)
Sabato 28 settembre (ore 9.15): Giappone-Irlanda (Shizuoka)
Lunedì 30 settembre (ore 12.15): Scozia-Samoa (Kōbe)
Giovedì 3 ottobre (ore 12.15): Irlanda-Russia (Kōbe)
Sabato 5 ottobre (ore 12.30): Giappone-Samoa (Toyota)
Mercoledì 9 ottobre (ore 9.15): Scozia-Russia (Shizuoka)
Sabato 12 ottobre (ore 12.45): Irlanda-Samoa (Fukuoka)
Domenica 13 ottobre (ore 12.45): Giappone-Scozia (Yokohama)

GIRONE B
Sabato 21 settembre (ore 11.45): Nuova Zelanda-Sudafrica (Yokohama)
Domenica 22 settembre (ore 7.15): Italia-Namibia (Higashiōsaka)
Giovedì 26 settembre (ore 9.45): Italia-Canada (Fukuoka)
Sabato 28 settembre (ore 11.45): Sudafrica-Namibia (Toyota)
Mercoledì 2 ottobre (ore 12.15): Nuova Zelanda-Canada (Ōita)
Venerdì 4 ottobre (ore 11.45): Sudafrica-Italia (Shizuoka)
Domenica 6 ottobre (ore 6.45): Nuova Zelanda-Namibia (Tokyo)
Martedì 8 ottobre (ore 12.15): Sudafrica-Canada (Kōbe)
Sabato 12 ottobre (ore 6.45): Nuova Zelanda-Italia (Toyota)
Domenica 13 ottobre (ore 5.15): Namibia-Canada (Kamaishi)

GIRONE C
Sabato 21 settembre (ore 9.15): Francia-Argentina (Tokyo)
Domenica 22 settembre (ore 12.15): Inghilterra-Tonga (Sapporo)
Giovedì 26 settembre (ore 12.45): Inghilterra-Stati Uniti (Kōbe)
Sabato 28 settembre (ore 6.45): Argentina-Tonga (Higashiōsaka)
Mercoledì 2 ottobre (ore 9.45): Francia-Stati Uniti (Fukuoka)
Sabato 5 ottobre (ore 10): Inghilterra-Argentina (Tokyo)
Domenica 6 ottobre (ore 9.45): Francia-Tonga (Kumamoto)
Mercoledì 9 ottobre (ore 6.45): Argentina-Stati Uniti (Kumagaya)
Sabato 12 ottobre (ore 10.15): Inghilterra-Francia (Yokohama)
Domenica 13 ottobre (ore 7.45): Stati Uniti-Tonga (Higashiōsaka)

GIRONE D
Sabato 21 settembre (ore 6.45): Australia-Figi (Sapporo)
Lunedì 23 settembre (ore 12.15): Galles-Georgia (Toyota)
Mercoledì 25 settembre (ore 7.15): Figi-Uruguay (Kamaishi)
Domenica 29 settembre (ore 7.15): Georgia-Uruguay (Kumagaya)
Domenica 29 settembre (ore 9.45): Australia-Galles (Tokyo)
Giovedì 3 ottobre (ore 7.15): Georgia-Figi (Higashiōsaka)
Sabato 5 ottobre (ore 7.15): Australia-Uruguay (Ōita)
Mercoledì 9 ottobre (ore 11.45): Galles-Figi (Ōita)
Venerdì 11 ottobre (ore 12.15): Australia-Georgia (Shizuoka)
Domenica 13 ottobre (ore 10.15): Galles-Uruguay (Kumamoto)

QUARTI DI FINALE
QRT 1: Sabato 19 ottobre (ore 9.15): 1ª gir. C-2ª gir. D (Ōita)
QRT 2: Sabato 19 ottobre (ore 12.15): 1ª gir. B-2ª gir. A (Tokyo)
QRT 3: Domenica 20 ottobre (ore 9.15): 1ª gir. D-2ª gir. C (Ōita)
QRT 4: Domenica 20 ottobre (ore 12.15): 1ª gir. A-2ª gir. B (Tokyo)

SEMIFINALI
SEM 1: Sabato 26 ottobre (ore 10): vinc. QTR 1 – vinc. QTR 2 (Yokohama)
SEM 2: Domenica 27 ottobre (ore 10): vinc. QTR 3 – vinc. QTR 4 (Yokohama)

FINALE TERZO POSTO
Venerdì 1 novembre (ore 10): perdenti semifinali (Tokyo)

FINALE PRIMO POSTO
Sabato 2 novembre (ore 10): vincenti semifinali (Yokohama)

Le precedenti finali: la Francia ne ha perse tre, Inghilterra unica vincitrice dell’emisfero nord

1987 (in Nuova Zelanda): NUOVA ZELANDA-Francia 29-9
1991 (in Inghilterra): AUSTRALIA-Inghilterra 12-6
1995 (in Sudafrica): SUDAFRICA-Nuova Zelanda 15-12
1999 (in Galles): AUSTRALIA-Francia 35-12
2003 (in Australia): INGHILTERRA-Australia 20-17
2007 (in Francia): SUDAFRICA-Inghilterra 15-6
2011 (in Nuova Zelanda): NUOVA ZELANDA-Francia 8-7
2015 (in Inghilterra): NUOVA ZELANDA-Australia 34-17
2019 (in Giappone):