L’Europeo Under 21 dalla A alla Z

Dai campioni alle delusioni, ecco l’alfabeto dell’Europeo Under 21. Lettera per lettera, cosa rimarrà del torneo ospitato da Italia e San Marino e vinto dalla Spagna di Fabián Ruiz e Dani Ceballos

di GIOVANNI DEL BIANCO

A come AMIRI. Il giocatore dell’Hoffenheim è stato uno dei migliori della spedizione tedesca: autore di due reti in semifinale contro la Romania, ha pure segnato il gol della bandiera nella finale contro la Francia. Troppo tardi per riaprire i giochi, ma una segnatura comunque meritata.

B come BIELIK. Nelle distinte prepartita viene inserito tra i difensori, in realtà gioca a tutto campo. In mezzo è il cervello della nazionale polacca, in avanti si fa sentire con due reti pesanti, una al Belgio all’esordio, una all’Italia nella partita che di fatto ha eliminato gli Azzurri. Di proprietà dell’Arsenal, ha giocato al Charlton l’ultima stagione.

C come CHIESA. Ha giocato solo tre partite, ma ha lasciato la sua impronta: due gol alla Spagna nella prima uscita, un altro al Belgio. Perno dell’undici di Di Biagio, l’Italia giocava quasi sempre sulla sua fascia. Davvero un peccato quel pestone rifilato al belga Saelemaekers: una scorrettezza (rimasta impunita in campo) senza senso.

D come DANI CEBALLOS. Due anni fa in Polonia era stato il miglior giocatore. Questa volta gli ha rubato parzialmente la scena Fabián Ruiz, ma il suo torneo è stato ancora una volta egregio. A referto mette due marcature, entrambe al Dall’Ara: un tiro a fuori contro l’Italia nella prima partita, una punizione contro la Polonia nella terza. Non sarà sempre continuo, ma di certo è un giocatore molto divertente da vedere.

E come ESPAÑA. A conferma del ruolo guida che la Spagna ha da anni nel calcio europeo, è arrivato questo torneo che pone gli iberici in testa al medagliere (raggiunta l’Italia). Nelle ultime cinque edizioni, tre vittorie e un secondo posto. Vero che è servita un po’ di buona sorte (il 2-1 col Belgio arrivato solo nel finale, il primo posto nel girone maturato grazie alla classifica avulsa e al suicidio degli Azzurri contro la Polonia), ma la squadra è di grande qualità: le quattordici reti segnate in cinque partite sono la cartina tornasole del gioco d’attacco proposto da Luis de la Fuente.

F come FORMULA. Per passare il turno, serviva di fatto vincere il girone. Arrivare secondi con questa formula, infatti, porta le squadre ad avere una calcolatrice a portata di mano. Non è un caso, comunque, che sia nel 2017 che nel 2019, ovvero nei due tornei in cui si è usata questa formula, la miglior seconda sia arrivata dal girone C, l’ultimo. Le squadre del terzo girone, infatti, scendono in campo sapendo già cosa debbono fare. Inoltre questo format è reso ingiusto dalla varietà dei gironi: un girone di ferro e uno più malleabile complicano o semplificano il compito per le squadre coinvolte. Dal 2021 si cambierà, con l’allargamento a sedici squadre.

G come GIAN-LUCA WALDSCHMIDT. Con sette centri, l’attaccante tedesco si è laureato capocannoniere dell’Europeo: un gol alla Danimarca, tre alla Serbia, uno all’Austria, due alla Romania. Ha mancato l’appuntamento col gol solo in finale, dove ha fallito una ghiotta chance da pochi passi. Un torneo da ricordare per il ventitreenne del Friburgo, finito nel mirino di diverse squadre europee. Il gol agli austriaci è stato votato come il più bello della manifestazione.

H come HAGI. Tra i migliori giocatori ammirati all’Europeo c’è il figlio d’arte Ianis Hagi: il giocatore del Viitorul Constanța (dove lo allena suo padre Gheorghe) ha illuminato la scena al Serravalle Stadium di San Marino contro la Croazia e al Manuzzi di Cesena contro l’Inghilterra.

I come ITALIA. “Fallimento”, “flop”, “delusione”. La Penisola è stata unanime nel considerare un disastro il torneo dei ragazzi di Di Biagio, che lascia la guida degli Azzurrini dopo tre Europei tutt’altro che memorabili (due volte fuori ai gironi, una in semifinale). Tuttavia, se si va oltre i risultati, non si può negare che l’Italia abbia battuto i futuri campioni, superato i belgi e perso contro la Polonia in una partita praticamente dominata (rete presa su una delle rare sortite avversarie, un palo colpito, un gol annullato, un’occasione colossale fallita da Mandragora). Poi è altrettanto chiaro che con una rosa simile non ci si poteva accontentare delle belle prestazioni. Peccato aver gettato questa chance casalinga e aver perso il treno olimpico. Continuiamo a toppare gli appuntamenti che precedono l’estate prima dei Giochi, mentre arriviamo puntualmente tra le prime quattro nelle edizioni che non servono da qualificazioni ai Cinque cerchi: semifinale nel 2009, finale nel 2013, semifinale nel 2017; non qualificati nel 2011, fuori al primo turno nel 2015 e nel 2019.

L come LUIS DE LA FUENTE. Aveva già conquistato l’Europeo guidando l’Under 19 nel 2015 in Grecia. Ora Luis de la Fuente Castillo si gode anche quello con l’Under 21. In sella da un anno, ha conquistato agevolmente la qualificazione a questa edizione italiana e rientra in patria con l’alloro continentale. Il tutto dando un’impronta di gioco ben chiara alla squadra, che rispetta la caratura tecnica del calcio spagnolo ammirato in questi anni.

M come MEDAGLIERE. Aggiudicandosi il titolo, la Spagna raggiunge l’Italia in vetta al medagliere degli Europei Under 21, con cinque vittorie. Dopo i trionfi del 1986 e del 1998, sono arrivati quelli dell’era recente, con i successi del 2011, 2013 e di questa estate. L’Italia, che non vince dal 2004, è agguantata, mentre rimane a due la Germania, in compagnia di Inghilterra, Urss e Olanda.

N come NÜBEL. Le etichette nuocciono ai giocatori. L’ultimo caso riguarda il portiere tedesco Nübel: considerato il “nuovo Neuer” ha toppato proprio nella partita più importante, non trattenendo il tiro non irresistibile di Fabián Ruiz, permettendo così a Dani Olmo di siglare il 2-0. Una macchia in un torneo di alto livello, con l’apice di una grande parata nella semifinale contro la Romania, che ha permesso alla Germania (sotto 1-2 in quel momento) di non capitolare e di rimanere in partita. A proposito di portieri, colpisce la parabola dalle stelle alle stalle di Henderson: l’inglese è stato determinante contro la Francia (anche se alla fine l’hanno spuntata i transalpini), dove ha pure parato un rigore a Dembélé, ma è stato molto incerto nella sfida contro la Romania, nell’incontro più folle (4-2 per Hagi e compagni, con i sei gol realizzati tutti nell’ultimo quarto d’ora).

O come OLMO. Altro giocatore che ha strappato applausi è Dani Olmo, cannoniere della squadra campione. Il numero 19 della Spagna ha segnato il punto del raddoppio nella finale di Udine, sfruttando l’incertezza del portiere teutonico Nübel. In precedenza aveva segnato un gol al Belgio e uno alla Francia. Non male, considerando che non aveva siglato neppure una rete con l’Under 21, fino a questo Italia/San Marino 2019. Militante nella Dinamo Zagabria, su di lui hanno puntato gli occhi molte squadre: di certo è un lusso per il campionato croato. Chiaramente, lascerà la Dinamo per altri lidi.

P come PUȘCAȘ. Estate memorabile anche per il palermitano George Pușcaș: eletto migliore in campo per due volte nell’arco del torneo, è stato scelto nel Top-11 dell’Uefa, unico “intruso” in mezzo agli uomini di Germania e Spagna.

Q come QUOTE. Le quote della vigilia vedevano la Spagna tra le favorite, ma non come prima posizione assoluta. La Snai dava a 5,50 il successo degli iberici: stessa quota dell’Italia. Ma a 5,00 c’era l’Inghilterra, la delusione più grande del torneo (due sconfitte e un pareggio nonostante una rosa d’eccezione). A 6,00 c’erano Francia e Germania.

R come RUIZ. Non c’è dubbio: la stella del torneo è il centrocampista del Napoli. Ha inaugurato la finale segnando un gran gol dalla distanza dopo pochi minuti e dai suoi piedi è pure scaturito il gol del 2-0. Ma la partita del Friuli è stata solo il coronamento di un torneo giocato divinamente. Il suo peso lo si è visto anche nella partita contro l’Italia, persa dagli iberici: la Spagna è calata con la sua uscita dal campo.

S come STADI. Nei sei stadi coinvolti (il Dall’Ara di Bologna, il Friuli di Udine, il Rocco di Trieste, il Manuzzi di Cesena, il Città del Tricolore di Reggio Emilia e il San Marino Stadium di Serravalle) c’è stata una buona risposta di pubblico. In totale, si sono registrati 214.637 spettatori, per una media di 10.221 per incontro. Un dato in linea con le edizioni degli anni passati. Italia a parte, particolarmente nutrita è stata la tifoseria romena, che ha seguito con molto calore la propria nazionale. Nelle due settimane dell’Europeo è stata caratteristica la ola, che ha spezzato la monotonia di alcune partite un po’ troppo silenziose, mentre il pubblico di casa spesso ha fatto partire cori legati alla squadra o al territorio: in questo senso da ricordare il “Romagna mia” cantato da tutto il Manuzzi nel pieno di Francia-Inghilterra.

T come TOKYO 2020. Cadendo il torneo in un anno preolimpico, era ancor più importante per le nazionali coinvolte, superare la prima fase: le semifinali, infatti, fungevano da pass per i Giochi di Tokyo dell’anno prossimo. Obiettivo raggiunto per Spagna, Germania, Francia e Romania. Quest’ultima non prendeva parte alle Olimpiadi dal 1964, edizione giocata – guarda un po’ – proprio a Tokyo.

U come UPAMECANO-KONATÉ. Una prima fase notevole per i due centrale dell’Rb Lipsia, compagni di nazionale e di club. I due hanno composto un’ottima coppia difensiva nella fase a gironi, che la Francia ha chiuso con un solo gol incassato. Poi i transalpini si sono sciolti in semifinale con la Spagna, incassando addirittura quattro gol, ma entrambi rimangono dei giocatore da seguire con attenzione. D’altronde parliamo di due titolari della Bundesliga. Valore secondo Transfermarkt: 30 milioni Dayot Upamecano, 45 Ibrahima Konaté.

V come VALLEJO. La Spagna ha concluso soltanto un match a reti inviolate (il 5-0 alla Polonia), ma tra i migliori della spedizione c’è spazio per il suo capitano, inserito anche dall’Uefa nella formazione ideale.

Z come ZERO. Due le compagini che hanno terminato con zero punti il torneo: si tratta del Belgio nel girone A e della Serbia nel girone B (con l’aggravante di un 6-1 subito con la Germania). Un’estate da dimenticare, come d’altronde quelle di Croazia e Inghilterra, che un punto lo hanno raccolto (nella sfida tra loro, con entrambe già eliminate al calcio d’inizio), ma non sono state capaci di centrare neanche una vittoria. Una sola partita è terminata con zero gol: si tratta dello 0-0 tra Francia e Romania nell’ultima gara della fase a gironi. Un pari che ha permesso ai romeni di passare il girone come prima classificata e ai francesi di risultare la miglior seconda.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco