La storia della Coppa d’Asia

Dal successo della Corea del Sud nel 1956 a quello dell’Australia nella scorsa edizione. Ecco la storia della Coppa d’Asia. Giappone, Iran e Arabia Saudita dominano l’albo d’oro, ma il torneo in passato ha riservato delle sorprese. Ecco un ripasso, alla vigilia di Emirati Arabi 2019

di GIOVANNI DEL BIANCO

1956: COREA DEL SUD

La Corea del Sud, vincitrice della prima edizione
La Corea del Sud, vincitrice della prima edizione

Solo quattro squadre partecipano alla prima edizione e di queste una oggi fa parte dell’Uefa (Israele), mentre un’altra nazione (il Vietnam del Sud) è oggi scomparsa. Un girone unico, completato dalla Corea del Sud, vincitrice, e da Hong Kong, padrone di casa. Le qualificazioni avevano visto la suddivisione di 19 team in tre fasce geografiche (Est, Centro e Ovest), da ognuna delle quali sarebbe uscita una compagine che si sarebbe aggiunta a quella di Hong Kong. La formula del torneo prevede un unico girone: la vittoria finale va alla nazionale sudcoreana, già presente due anni prima al Mondiale svizzero. Dopo un 2-2 in rimonta contro Hong Kong al debutto, sono arrivati il 2-1 contro Israele e il 5-3 contro il Vietnam del Sud nelle due seguenti uscite. Corea del Sud 5 punti, Israele 4.

Classifica finale: Corea del Sud 5 punti, Israele 4, Hong Kong 2, Vietnam del Sud 1


1960: COREA DEL SUD

Torneo quasi fotocopia del primo. Di nuovo quattro squadre e di nuovo Corea del Sud, Israele e Vietnam del Sud. La differenza, questa volta, è la presenza di Taiwan al posto di Hong Kong. Non cambia neppure l’esito, con i coreani vincitori (e questa volta pure padroni di casa) e israeliani secondi. A Seul è tutto comodo per Cho Yoon-Ok e compagni: tre vittorie in altrettante partite.

Classifica finale: Corea del Sud 6 punti, Israele 4, Taiwan 2, Vietnam del Sud 0


1964: ISRAELE

Nel 1964 il torneo si sposta in Israle. Per la prima volta si gioca su più città (ben quattro). Le qualificazioni sono un disastro con ben undici squadre ritirate su un totale di sedici. Al girone finale troviamo i padroni di casa, i detentori, l’India e Hong Kong, che torna ad otto anni di distanza. È proprio Israele ad aggiudicarsi la vittoria finale, con tre vittorie su tre. La Corea del Sud si presenta all’ultimo incontro ancora in corsa, ma perde per 2-1 contro la nazionale biancoblù e chiude addirittura al terzo posto, sprecando la possibilità di un tris. Seconda posizione per l’India, torneo amaro per Hong Kong, che le perde tutte.

Classifica finale: Israele 6 punti, India 4, Corea del Sud 2, Hong Kong 0


1968: IRAN

Iran e Israele prima del loro match
Iran e Israele prima del loro match

La quarta edizione si disputa in Iran. Questa volta nel girone finale troviamo cinque squadre (avrebbero dovuto essere cinque anche nel 1964, ma a causa dei numerosi ritiri rimasero quattro). Per la prima volta è assente la Corea del Sud. Oltre a Iran e Israele, che sono qualificati di diritto, ci sono Birmania, Taiwan e l’habitué Hong Kong. Per la terza volta consecutiva, s’impone l’undici di casa. L’Iran vince tutte le partite, risultando imprendibili per la concorrenza. A Tehran si festeggia la prima vittoria del Team Melli, destinato ad aprire un ciclo. Decisivo il 2-1 contro Israele all’ultimo turno: le reti di Behzadi e Ghelichkhani nell’ultimo quarto d’ora hanno permesso di ribaltare lo 0-1 e di centrare il successo. Si tratta dell’ultima presenza di Israele, che verrà estromesso dall’Afc per motivi politici nel 1974.

Classifica finale: Iran 8 punti, Birmania 5, Israele 4,Taiwan 2, Hong Kong 1


1972: IRAN

L’Iran si impone anche in Thailandia, nell’edizione del 1972. Cambia la formula: alla fase finale arrivano sei compagini, che vengono divise in due gruppi da tre. Da questi, viene eliminata l’ultima, mentre le prime due si qualificano per le semifinali. Poi, finale secca.
La sorpresa del torneo è la debuttante Repubblica di Khmer (la Cambogia), arrampicatasi fino alle semifinali, dove viene estromessa dall’Iran. Oltre ai cambogiani e ai padroni di casa, sono al debutto anche l’Iraq e il Kuwait. La finale vede gli iraniani superare la Corea del Sud, con tanto di aggancio nel medagliere. Nel tabellino finiscono proprio i primi tre uomini della classifica marcatori: apre Ali Jabbari a inizio ripresa, pareggia Park Lee-Chun per la Corea a metà secondo tempo, chiude la sfida il bomber Hossein Kalani ai supplementari.

Finale: Iran-Corea del Sud 1-1, 2-1 dts


1976: IRAN

Nel ‘76 l’Iran centra la terza e ultima affermazione della sua storia. La rassegna si gioca proprio in casa iraniana a soli otto anni di distanza dall’altro torneo ospitato e vinto. La formula è sempre quella dei due gruppi da tre, poi semifinali e finale. Il torneo vede al via tre esordienti: la Cina, la Malesia e lo Yemen del Sud. Di queste, solo la compagine cinese riuscirà a passare il primo turno e approdare in semifinale: pur passando con una sconfitta e un pari, la Cina dà del filo da torcere all’Iran nell’incontro di semifinale (sconfitta ai supplementari), assicurandosi in seguiro la finale del terzo posto.
L’Iran conquista il titolo battendo in finale il Kuwait. Quest’ultimo è allenato da una leggenda del calcio mondiale: il brasiliano Mário Zagallo, che solo sei anni prima aveva vinto la Coppa del Mondo di Messico ‘70 alla guida della Seleçao. In uno stadio Aryamehr gremito (i 112.000 spettatori costituiscono tuttora un record), decide una rete del centrocampista Ali Parvin al 70’. Per il grande ciclo dell’Iran, manca solo una cilegina e arriverà nel 1978 in Argentina: il debutto in un Mondiale.

Finale: Iran-Kuwait 1-0


1980: KUWAIT

Gli anni Ottanta portano con sé una nuova formula: le squadre diventano dieci e sono divise in due gironi da cinque, poi semifinali e finale. La competizione si gioca in Kuwait nel mese di settembre, proprio nei giorni dell’inizio del conflitto tra Iran e Iraq. L’Iraq non c’è, ma l’Iran sì e il calciatore Hassan Rowshan è raggiunto in ritiro dalla notizia della morte del fratello in uno degli attacchi.
Ben cinque le compagini esordienti: Bangladesh, Corea del Nord, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Siria; di questo lotto strappa applausi la selezione nordcoreana, che riesce a raggiungere la semifinale. E che semifinale: il menù dell’eliminazione diretta prevede infatti un vibrante derby contro la Corea del Sud. A passare in vantaggio sono i debuttanti della Corea del Nord, ma negli ultimi dieci minuti si concretizza la rimonta rivale firmata da Chung Hae-Won.
L’appuntamento finale vede affrontarsi i sudcoreani e i padroni di casa: allo stadio Sabah Al-Salem, 25.000 tifosi kuwaitiani assistono al largo successo dei loro idoli, che scrivono il proprio nome nell’albo d’oro del torneo a quattro anni di distanza dalla finale persa con l’Iran. Finisce 3-0 e spicca la doppietta di Faisal Al-Dakhil: curiosamente la sfida giocata tra le due squadre nella fase a gironi era terminata con il medesimo punteggio, ma a favore della Corea del Sud, che chiuse dunque in testa il suo gruppo. Per la quinta volta su sette edizioni complessive s’impone la nazionale ospitante. Il Kuwait lo rivedremo anche ai Mondiali di Spagna ‘82, due anni più tardi: il Kuwait totalizzerà un punto, grazie all’1-1 con la Cecoslovacchia (rete ancora di Al-Dakhil). Ma l’immagine di quel Mondiale sarà l’invasione di campo dell’emiro Al-Jaber Al-Sabah  contro la Francia.

Finale: Kuwait-Corea del Sud 3-0


1984: ARABIA SAUDITA

Majed Ahmed Abdullah posa con la Coppa del 1984
Majed Ahmed Abdullah posa con la Coppa del 1984
Il cinese Jia Xiuquan, cannoniere e miglior giocatore dell'edizione del 1984
Il cinese Jia Xiuquan, cannoniere e miglior giocatore dell’edizione del 1984

Nel 1984 comincia il ciclo vincente dell’Arabia Saudita, che fa sua l’edizione singaporiana. E il bello è che i nuovi campioni si presentano al via da esordienti. Conquistato il girone con due vittorie e due pareggi, i sauditi hanno eliminato l’Iran in semifinale, rimettendo in piedi in extremis una gara che li vedeva sotto di un gol, prevalendo poi ai rigori. In finale, un comodo 2-0 alla Cina su un terreno pesantissimo consente agli arabi di festeggiare la conquista del titolo. E nel 1988 arriverà il bis. Disastro su tutta la linea per la Corea del Sud, ultima nel girone senza neanche una vittoria.

Finale: Arabia Saudita-Cina 2-0


1988: ARABIA SAUDITA

La Coppa d’Asia torna nel Golfo proprio nell’anno della conclusione della guerra tra Iran e Iraq. È il Qatar ad ospitare la rassegna, che vede ancora una volta l’affermazione dell’Arabia Saudita. Questa volta la vittoria araba arriva ai calci di rigore contro la Corea del Sud: i biancoverdi ne sbagliano uno, i rossi due (per altro tutti e tre i tiri falliti si sono stampati sul palo).
La forza dei campioni è nella difesa: solo un gol concesso in tutte le sei partite disputate, per altro su calcio di rigore nell’1-1 contro il debuttante Bahrein (l’altra esordiente di quest’anno è la nazionale giapponese). Sul tetto d’Asia non cambia dunque il padrone: nonostante la deludente campagna di qualificazione per Messico ‘86, l’Arabia Saudita si conferma la più forte del continente.

Finale: Arabia Saudita-Corea del Sud 0-0, 4-3 dcr


1992: GIAPPONE

Il calcio in Giappone cresce parecchio dagli anni Novanta: la vittoria del 1992 è un importante passo in avanti per il movimento calcistico del Sol Levante
Il calcio in Giappone cresce parecchio dagli anni Novanta: la vittoria del 1992 è un importante passo in avanti per il movimento calcistico del Sol Levante

L’Arabia Saudita non riesce ad emulare l’Iran degli anni Settanta e manca il tris, perdendo la finale dell’edizione 1992 giocata in Giappone e vinta proprio dalla nazionale del Sol Levante, il cui movimento è in netta crescita. Il torneo si gioca solo in due città, entrambe al sud: Hiroshima (due stadi, tra cui quello della finale) e Onomichi (uno stadio). Calano le partecipanti, otto e non più dieci: due gruppi da quattro, semifinali e finale. Non ci sono debuttanti.
Dopo due deludenti pareggi contro Emirati Arabi e Corea del Nord, l’undici giapponese sorpassa l’Iran all’ultima giornata, vincendo 1-0 il confronto diretto grazie ad un gol di Kazuyoshi Miura a quattro minuti dalla fine (lo stesso Miura due anni più tardi passerà al Genoa divenendo il primo giapponese del campionato italiano: vi rimarrà una sola stagione). Superato a fatica il girone, i giapponesi risolvono nel finale anche la semifinale con la Cina, vincendo per 3-2. La finale contro l’Arabia Saudita finisce invece 1-0 grazie alla rete di Takuya Takagi nel primo tempo: una vittoria che regala il titolo ai ragazzi guidati dall’olandese Hans Ooft. Molte squadre sono allenate da tecnici stranieri: una menzione la merita la nazionale degli Emirati Arabi, allenata dal grande Valerij Lobanovs’kyj: sotto la guida del “colonnello” gli Eau arrivano in semifinale.
Il titolo del Giappone pone fine all’egemonia delle squadre mediorientali, che avevano vinto tutte le edizioni dal 1964 al 1988.

Finale: Giappone-Arabia Saudita 1-0


1996: ARABIA SAUDITA

Terza volta per l'Arabia Saudita, vincitrice nel 1996
Terza volta per l’Arabia Saudita, vincitrice nel 1996

La Coppa si allarga a dodici squadre e utilizza la stessa formula della Coppa America: tre gironi da quattro, dai quali passano le prime due e le due migliori terze. Poi, quarti, semifinali e finale. Ai gironi sono introdotti i tre punti a vittoria. Si gioca negli Emirati Arabi Uniti, e più precisamente ad Abu Dhabi, Al Ain e Dubai.
La vittoria finale fa all’Arabia Saudita, che conquista la terza edizione delle ultime quattro disputate, raggiungendo l’Iran a quota tre (entrambe saranno superate negli anni a venire dal Giappone). È un gran momento per il pallone saudita, che due anni prima ha mandato la nazionale ai Mondiali del 1994, ottenendo anche uno storico passaggio agli ottavi di finale e godendo della rete più bella del torneo, quella segnata da Saeed Al-Owairan contro il Belgio.
Il cammino dei ragazzi allenati dal lusitano Nelo Vingada si rivela comunque pieno di insidie: il girone viene superato nonostante lo 0-3 contro l’Iran (arrivato a qualificazione raggiunta); ai quarti la Cina si rivela ostacolo duro e l’incontro termina con un tiratissimo 4-3; in semifinale servono i rigori per eliminare l’Iran (0-0 nei tempi regolamentari) idem per la finale contro i padroni di casa, conclusa con la serie dagli undici metri dopo un noioso 0-0 nei 120’.
Bomber del torneo è l’iraniano Ali Daei, autentica leggenda del calcio asiatico: il più grande goleador dellla storia dell’Iran attira su di sé gli occhi di alcuni osservatori europei e in seguito approderà in Germania, dove vestirà le maglie di Arminia Bielefeld, Bayern Monaco e Hertha Berlino.

Finale: Arabia Saudita-Emirati Arabi Uniti 0-0, 4-2 dcr


2000: GIAPPONE

Come nel 1992, il Giappone conquista il trofeo battendo in finale l’Arabia Saudita. Decisivo, come otto anni prima, un 1-0 in finale. Questa volta però cambia la location: la dodicesima edizione si gioca in Libano (e la nazionale dei Cedri è l’unica debuttante della kermesse).
Decisivi nelle sorti dell’undici di Philippe Troussier sono i due bomber Akinori Nishizawa e Naohiro Takahara, con cinque gol a testa, uno in meno del cannoniere della competizione, il sudcoreano Lee Dong-Gook. Ma il miglior giocatore del torneo è Hiroshi Nanami, centrocampista del Venezia.
La campagna del Giappone inizia con un 4-1 rifilato proprio all’Arabia Saudita, poi prosegue con un fragoroso 8-1 all’Uzbekistan e un 1-1 contro il Qatar. Ai quarti, tocca all’Iraq venir spazzato via con un altro 4-1 (ma in vantaggio erano andati gli iracheni). In semifinale, il primo ostacolo di una certa consistenza, l’undici cinese, viene scavalcato con un 3-2. E in finale, ecco l’1-0 rifilato ai sauditi: decide il centrocampista Mochizuki, che non poteva scegliere gara migliore per siglare l’unico gol della sua carriera in nazionale. A Beirut il Giappone conquista il secondo alloro continentale. Ma se nel 1992 era appena alla seconda presenza, questa volta si presentava già ai nastri di partenza come una delle squadre più quotate: due anni prima c’era stata anche la prima partecipazione ad un Mondiale. E nel 2002 avrebbe addirittura ospitato la rassegna iridata, assieme alla Corea del Sud.

Finale: Giappone-Arabia Saudita 1-0


2004: GIAPPONE

Il Giappone non è sazio e nel 2004 raggiunge l’Arabia Saudita e l’Iran nell’albo d’oro, conquistando la sua terza Coppa d’Asia, guastando i piani alla Cina padrona di casa, superata in finale per 3-1. I nipponici sono allenati in questa edizione dal grande Zico e devono il loro successo alla stella splendente di Shunsuke Nakamura, il talentuoso centrocampista della Reggina. Eppure non è stato un cammino in discesa, specialmente nella fase a eliminazione diretta. Dopo un girone condotto in agilità (due vittorie e un pari), infatti, per il Giappone si sono presentati due clienti più ostici del previsto. Prima la debuttante Giordania, eliminata dopo una lunga serie di rigori (1-1 il punteggio nei tempi regolamentari), poi il Bahrain, fatto fuori con un pirotecnico 4-3 ai supplementari (il Bahrain vinceva 3-2 al 90’, poi ha incassato il 3-3 di Nakazawa e il 4-3 di Tamada). In finale, i Samurai trovano un ambiente ostile: i Paesi finalisti sono divisi da una forte rivalità, le cui origini sono da ricercare nella storia. Non mancano i riferimenti alla Seconda guerra mondiale negli striscioni mostrati dai cinesi dentro il Worker’s Stadium, mentre fuori si registrano anche gravi scontri. Ad ogni modo i campioni in carica superano la Cina dell’olandese Haan, anch’essa reduce da una semifinale complicata con l’Iran risolta ai rigori. I cinesi reggono un tempo (1-1), ma nella ripresa emerge la classe superiore degli avversari, che fanno loro il torneo. Fukunishi, Nakata e Tamada sono i marcatori giapponesi della finalissima di Pechino; per i padroni di casa nel tabellino finisce solo Li Ming.
Nell’edizione cinese è cambiato il numero delle partecipanti, salito a 16: quattro gironi da quattro squadre, quarti di finale, semifinali e finale, come agli Europei. L’edizione allargata ha fatto sì che aumentassero anche le debuttanti: oltre alla citata Giordania, l’emozione del debutto è toccata a Turkmenistan e Oman.

Finale: Giappone-Cina 3-1


2007: IRAQ

L'Iraq vincitore nell'edizione 2007 rappresenta una delle sorprese più grandi della storia del trofeo
L’Iraq vincitore nell’edizione 2007 rappresenta una delle sorprese più grandi della storia del trofeo

La quattordicesima edizione presenta diverse novità: intanto sono ben quattro le nazioni ospitanti (Indonesia, Malesia, Thailandia e Vietnam); si gioca nel 2007, dunque a tre anni di distanza e non quattro dalla precedente, perché il calendario del 2008, con gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Pechino, è già parecchio intasato; inoltre, tra le partecipanti troviamo anche l’Australia, che ha cambiato confederazione, divenendo calcisticamente asiatica.
È un’edizione sorpredente anche per quanto riguarda il nome del vincitore, con la clamorosa affermazione dell’Iraq, un Paese dilaniato dalla guerra. Alla vigilia la selezione del brasiliano Jorvan Vieira non era minimamente considerata per la conquista del trofeo, ma i Leoni di Babilonia hanno fatto saltare il banco: battuta l’Australia ai gironi, hanno eliminato il Vietnam (al debutto, ma pur sempre in casa) ai quarti, la Corea del Sud (ai rigori) in semifinale e in finale hanno rovinato la festa all’Arabia Saudita (1-0 firmato dal bomber e capitano Younis Mahmoud, autore di quasi tutti i gol iracheni messi a segno nel torneo). Delusione enorme per i sauditi, che avevano fatto fuori il Giappone detentore in semifinale, presentandosi come i grandi favoriti all’appuntamento di Giacarta.

Finale: Iraq-Arabia Saudita 1-0


2011: GIAPPONE

La gioia dei giapponesi, vincitori del titolo
La gioia dei giapponesi, vincitori del titolo

La Coppa d’Asia rimane negli anni dispari e nel 2011 torna in Qatar, già sede dell’edizione 1988. Ad imporsi è il Giappone, allenato dall’italiano Alberto Zaccheroni: con l’1-0 rifilato all’Australia in finale, la nazionale del Sol Levante – che si era comportata bene anche al Mondiale dell’anno prima – si issa al primo posto solitario del medagliere, con quattro trionfi, uno più di Iran e Arabia Saudita.
Superato senza difficoltà il girone (sette punti e primo posto, con tanto di 5-0 ai sauditi), il Giappone ha battuto ai quarti il Qatar, andando due volte sotto e spuntandola al 90’ con la rete di Inoha, valida per il 3-2 finale; ancora più difficile la semifinale, con la Corea del Sud eliminata soltanto ai rigori, dopo l’1-1 dei 90’ (e diventato 2-2 nei supplementari). La finale, contro un’Australia più riposata avendo vinto la semifinale per 6-0 contro la sorpresa Uzbekistan, si è risolta con una rete in acrobazia del subentrato Tadanari Lee ai supplementari. Tante le stelle nipponiche che hanno intrapreso la carriera in Europa, come Kagawa, Uchida, Nagatomo, Okazaki o il miglior giocatore del torneo, Keisuke Honda.

Finale: Giappone-Australia 0-0, 1-0 dts


2015: AUSTRALIA

I giocatori dell'Australia festeggiano la Coppa d'Asia 2015
I giocatori dell’Australia festeggiano la Coppa d’Asia 2015

L’ultima edizione si è giocata in Australia e ha visto il trionfo dei padroni di casa (per la sesta volta su sedici vincono gli ospitanti), ad appena nove anni dall’ingresso nella confederazione asiatica. La vittoria degli Aussies, trascinati dalle stelle Cahill e Jedinak, è maturata in finale contro la Corea del Sud: i ragazzi di Ange Postecoglou hanno superato a Sydney quelli di Uli Stielike ai tempi supplementari, prevalendo per 2-1. Vantaggio australiano con Massimo Luongo – autore di numerosi assist durante la manifestazione – al 45’. Pareggio coreano nel recupero con Son Heung-Min, uno dei migliori giocatori del torneo: l’attuale attaccante del Tottenham ai tempi militava nel Bayer Leverkusen, dove era approdato nel 2013 dopo tre stagioni all’Amburgo. Ai supplementari, è arrivata la zampata vincente di James Troisi – meteora atalantina nel 2012-13 – e così la Coppa d’Asia ha conosciuto un nuovo nome, l’ottavo, nel proprio albo d’oro. E pensare che Australia e Corea del Sud si erano affrontate ai gironi con vittoria coreana (ma la gara serviva solo a stabilire il primo posto del girone).
Sia Australia che Corea si qualificheranno poi al Mondiale 2018, ma nessuno dei due tecnici andrà in Russia: Stielike verrà infatti licenziato a qualificazione in corso, Postecoglou si dimetterà a qualificazione acquisita.
Terzo posto per gli Emirati Arabi Uniti, giustizieri dei detentori giapponesi ai quarti. Gli Emirati vantano pure il cannoniere (Ali Mabkhout con 5 reti) e il vicecannoniere (Ahmed Khalil, con 4) della rassegna. Un buon viatico in vista dell’edizione 2019, che verrà ospitata in casa, con l’allargamento a 24 squadre.

Finale: Australia-Corea del Sud 1-1, 2-1 dts

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco