La Serie A che verrà

Dopo l’ennesima estate nera del calcio italiano, riparte la Serie A. La Juventus recita ancora il ruolo della favorita, anche grazie allo storico arrivo di Cristiano Ronaldo. Dietro di lei si sono mosse bene Inter e Roma. Curiosità per il nuovo corso del Milan. La Lazio cerca la riscossa dopo la Champions sfumata lo scorso anno. Il Napoli, abbastanza fermo nel mercato, si affida ad Ancelotti

di GIOVANNI DEL BIANCO

Con una Serie C disastrata che ancora non ha neppure stilato i calendari e una B nel caos che – pare – partirà a diciannove squadre, sta per venir varata la nuova Serie A. E lo fa al termine di un’estate travagliata per il nostro calcio, che ha sì accolto Cristiano Ronaldo, ma d’altro canto ha dovuto fare i conti con le aule di tribunale, con le minacce di sciopero, con i ricorsi e i papocchi sui ripescaggi nelle categorie inferiori, col caso Calaiò del Parma (inizialmente punito con 5 punti di penalizzazione), con quello delle plusvalenze del Chievo e con un Milan in un primo momento escluso dalle coppe europee e poi rientrato.

In qualche modo la Serie A è pronta a partire, seppur in una luttuosa settimana. Dopo il disastro del ponte Morandi a Genova, si è dibattuto a lungo se rinviare l’intera giornata o solo le partite di Genoa e Sampdoria. Alla fine, si è optata per questa seconda ipotesi, giusta o sbagliata che sia.

Il mercato, finalmente chiuso prima del via della stagione, ha determinato le nuove rose. Molti sono stati i trasferimenti interessanti: da quelli di Lautaro Martínez e Nainggolan all’Inter a quelli di Pastore e Nzonzi alla Roma, da quello di Higuaín al Milan al ritorno di Bonucci alla Juventus. Ma ovviamente nessuno di questi pesa come l’acquisto di Cristiano Ronaldo: se in patria la Juve era quasi imbattibile prima, figuriamoci ora. La mossa di Cr7, ça va sans dire, è stata fatta in funzione dell’Europa, dove la lotta sarà serrata, ma non proibitiva.
In Italia l’arrivo di Ronaldo farà sicuramente bene all’immagine del campionato, ma si rivela sconfortante per gli altri club, che già faticavano a star dietro a Madama e che ora si ritrovano un avversario, che da sette anni detta legge e, non pago, si è ulteriormente rinforzato.

Ronaldo rappresenta in casa Juventus un messaggio forte e chiaro, come a dire: “nell’élite mondiale ci siamo anche noi”. E oltre al campione portoghese – il cui trasferimento segna un’epoca al pari di quelli dell’altro Ronaldo, il brasiliano, quando raggiunse l’Inter nel 1997, o di Maradona quando sbarcò a Napoli nel 1984 – allo Stadium ammireranno anche João Cancelo (40 milioni al Valencia), andato a sistemare la casella del terzino destro, ed Emre Can, preso addirittura a zero. Gli addii di Buffon, Lichtsteiner e Marchisio chiudono un’era ma con il ritorno di Bonucci c’è stato spazio pure per un’operazione-nostalgia. Per riprendersi il figliol prodigo, Madama ha rinunciato a Caldara. Anche qui, non è difficile leggere il sottotesto: la rinuncia ad un giocatore dal sicuro avvenire per puntare sull’usato sicuro rappresenta la volontà di voler dare l’assalto all’Europa sin da subito. Scelta anche comprensibile: Ronaldo ha comunque una certa età (33 anni), vietato dunque aspettare.
Quanto alla cessione di Higuaín, questa è stata dolorosa, ma necessaria: il Pipita è l’unico giocatore ad aver sempre sfondato la soglia dei quindici gol nelle ultime cinque stagioni di Serie A, ma con la presenza di Cristiano Ronaldo gli spazi si sarebbero per lui ridotti.

A spezzare l’egemonia bianconera proverà l’Inter, di nuovo seduta al tavolo delle grandi grazie ai gironi di Champions League conquistati sulla sirena nella scorsa stagione. La squadra di Spalletti è candidata ad una stagione da protagonista: Nainggolan ritrova il tecnico già avuto ai tempi della Roma e col quale si era espresso al meglio; Lautaro Martínez e Keita aggiungono spessore ad un reparto che lo scorso anno verteva quasi esclusivamente su Icardi; Politano è un bel ricambio; Asamoah e De Vrij sono due ottimi titolati arrivati a parametro zero; Vrsaljko a destra garantisce spinta e copertura, andando a rimpolpare la colonia croata, bella carica dopo il Mondiale vissuto da protagonista. Colonia croata che avrebbe desiderato accogliere anche Luka Modrić, voglioso di una nuova avventura. Il numero 10 della nazionale biancorossa è stato il sogno proibito dell’estate nerazzurra, ma alla fine è rimasto a Madrid, dove continuerà ad illuminare il Bernabéu, rimasto orfano di Ronaldo.

Anche la Roma, reduce da una strepitosa semifinale di Champions League, proverà a giocarsi le sue carte per far saltare in aria il banco. In pieno stile Monchi, però, i capitolini si sono affidati più a delle scommesse che a delle certezze. La rosa è comunque intrigante: attorno a Dzeko ruoteranno Schick, Ünder e Kluivert, giocatori che potranno far divertire. Il primo dovrà archiviare la passata stagione, assai deludente, il secondo confermare quanto di buono ha mostrato nel girone di ritorno, il terzo adattarsi alla nuova realtà. Qualche incognita e giocatori da far crescere, come piace al tecnico Di Francesco. A centrocampo, però, la Roma vanta un reparto da leccarsi i baffi. C’è tutto, in mezzo: la fantasia di Pastore (ma anche qui, a dire il vero, c’è da chiedersi, quale versione ammireremo dell’argentino), il fisico di Nzonzi, l’esperienza di De Rossi, la classe di Strootman, gli inserimenti di Cristante, l’agilità di Pellegrini. Ruoteranno parecchio gli uomini, nella Roma, e con giocatori di tale calibro sarà più facile da digerire la partenza di Nainggolan. Incertezza invece tra i pali, dove al posto di Alisson, ceduto al Liverpool per la cifra record di 70 milioni (record poi battuto nella stessa estate dal Chelsea con Kepa) prenderà posto Robin Olsen: lo svedese ha un fisico che spaventa e ha fatto bella figura al Mondiale, ma raccoglie un’eredità pesante ed è tutto da verificare in Serie A (giocava Malmö, Paok Salonicco e Copenaghen le sue precedenti squadre).

Francamente incomprensibile l’immobilismo del Napoli. Partito Sarri, è tornato nella Penisola, dopo nove anni, Ancelotti, che per una volta dovrà interpretare il ruolo dell’inseguitore. Carletto ha davanti a sé una delle sfide più delicate della carriera. La sua nuova squadra viene da un impressionante campionato da 91 punti, record per il club. Migliorarsi sarà difficile, sia perché un ciclo è appena terminato e uno nuovo sta partendo, sia perché è forte l’impressione che già lo scorso anno la squadra si fosse spinta oltre i propri limiti (rinunciando di fatto a Coppa Italia ed Europa League per tentare il colpaccio). Inoltre la concorrenza è aumentata notevolmente. Ottimi gli arrivi di Fabián Ruiz e Simone Verdi, ma onestamente era lecito attendersi qualcosa di più. Anche perché è partito il motore Jorginho, che si è ricongiunto a Londra proprio con Sarri. L’addio di Reina è invece coperto dagli arrivi di Meret, Karnezīs e dall’acquisto in extremis di Ospina, dovuto all’infortunio dell’ex Spal.

C’è grande attesa attorno al Milan, arricchitosi di Higuaín, Bakayoko, Laxalt, Castillejo e Caldara. Archiviata l’ombrosa parentesi cinese, il Diavolo riparte con una nuova proprietà e una nuova dirigenza: la presenza nei ranghi societari di Leonardo e Maldini ha portato una ventata d’entusiasmo, così come l’Europa League ritrovata, in attesa di rivedere il Milan nelle notti di Champions, più congeniali al blasone del club. Un posto tra le prime quattro è l’obiettivo dichiarato dei rossoneri di Gattuso.

Assieme a Milan e Napoli, in lotta per un posto al sole c’è anche la Lazio, beffata al fotofinish lo scorso anno, nonostante uno dei giochi migliori dello Stivale (con 89 gol fatti, l’undici di Simone Inzaghi è stato il più prolifico della scorsa stagione). Tra i rinforzi dei romani ci sono Acerbi, Badelj, Berisha e Correa, quest’ultimo riportato in Italia dopo due stagioni al Siviglia. Lotito ha fatto cassa con Felipe Anderson (ceduto per 38 milioni al West Ham), ma è riuscito a trattenere Milinković-Savić e il bomber del 2017-18 Immobile. Ottimi viatici per cercare di conquistare la grande Europa.

Per quanto riguarda l’Atalanta, l’augurio è che non ci sia due senza tre. Dopo due piazzamenti consecutivi per le coppe europee la Dea sogna una terza qualificazione. È vero che sono partiti Caldara, Cristante, Spinazzola e Petagna e che Gasperini non ha nascosto i suoi malumori legati al mercato, ma sono comunque arrivati l’attaccante Zapata dalla Sampdoria e l’esterno offensivo Rigoni dallo Zenit: due bei colpi. Il problema saranno i tre fronti da gestire: non a caso nella passata stagione l’exploit bergamasco è decollato dopo l’eliminazione dall’Europa League. Un’altra bella cavalcata europea, però, sarebbe più che meritata per questa società che si muove da anni con grande serietà.

Punta all’Europa anche la Fiorentina, che si era già pregustata l’Europa League di quest’anno, prima che il Tas accogliesse il ricorso del Milan e riammettesse i rossoneri. I viola hanno tenuto i giovani rampanti Chiesa e Simeone e davanti promettono scintille con il belga Mirallas e il croato Pjaca. Occhio inoltre anche al portiere Lafont, di cui si dice un gran bene.

Promette le bollicine anche il Torino di Mazzarri, riuscito a tenersi Belotti e a dare brio all’ultimo giorno di mercato con i ritorni in Italia di Soriano e Zaza, con quest’ultimo sfilato alla Sampdoria quando ormai sembrava tutto fatto. E a proposito di Sampdoria, nella Genova blucerchiata c’è stato il solito via-vai, con le partenze di Viviano, Strinić, Silvestre, G. Ferrari, Torreira e Zapata (quasi tutti titolari lo scorso anno) e gli arrivi di stranieri ancora poco noti come Colley, Ronaldo Vieira e Tavares, ma anche di alcuni nomi in cerca di rilancio come Saponara, Tonelli e Defrel. Il colpo grosso, secondo chi scrive, è Jankto, pagato 15 milioni.

Quanto alle altre, c’è curiosità per il costaricano Campbell portato in Italia dal Frosinone, per il nazionale estone Klavan preso dal Cagliari (che ha ingaggiato pure il vecchio Srna), per vedere cosa proporrà lo spagnolo Julio Velázquez – unico tecnico straniero del campionato – all’Udinese, per il ritorno in Italia di Gervinho, finito al Parma, e per quello di Boateng, andato al Sassuolo. E anche per il Bologna di Pippo Inzaghi, che sfiderà Simone nella prima partita della storia del nostro calcio che vedrà opposti due fratelli.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco