Italia-Portogallo, segnali di vita (ma non in attacco)

Finisce con una vittoria, una sconfitta e due pareggi la prima avventura azzurra in Nations League. A un anno dallo 0-0 contro la Svezia, San Siro assiste a un altro match senza reti e a una nuova eliminazione. Ma dalla gara col Portogallo arrivano indicazioni incoraggianti. Rimangono però i cronici problemi in zona gol

di GIOVANNI DEL BIANCO

Dallo 0-0 contro la Svezia che ci estromise dal Mondiale a quello contro il Portogallo che pone fine alle speranze di qualificarci alla Final Four della neonata Nations League. San Siro è stato spettatore di due partite senza reti a distanza di un anno l’una dall’altra culminate con una corsa finita. Due pareggi dal sapore ben diverso. Il primo ci ha fatti piombare in incubo che ancora ricorre nei nostri pensieri, il secondo ci mostra qualche segnale di vita. Nel mezzo, tra la gara che ha segnato indelebilmente la carriera di Ventura e questa contro una formazione nobile, seppur priva della sua stella Ronaldo, sono cambiate un po’ di cose: il repulisti del calcio italiano non è arrivato e l’apparato pallonaro rimane sempre in mezzo ai suoi guai, ma almeno si comincia a vedere un’idea di gioco.

Mancini ha proseguito l’esperimento del doppio regista e ha avuto risposte confortanti. I suoi uomini hanno proposto fraseggi che – almeno nel primo tempo – ricordavano quelli di altre casacche azzurre, solo dalle tinte un po’ più chiare: quelle del Napoli di Sarri e Ancelotti. Insigne, Verratti e Jorginho hanno dialogato a meraviglia, il centrocampo era dinamico e bello da vedersi, in fase di uscita c’è stato ritmo. Però, c’è sempre un però. Ed è l’attacco, ancora una volta spuntato. Si arriva bene fino alla trequarti, poi in fase di finalizzazione è un’Italia latitante. Immobile non è lo stesso del campionato, Chiesa ha avuto una serata storta (meno sceneggiate, per favore), Lasagna e Berardi hanno fatto presenza negli ultimi minuti. A differenza della sfida polacca del mese scorso, il Ct jesino ha mutato pelle alla prima linea, accantonando il tridente leggero per un attaccante “vero” come Immobile, che ha ciccato un paio di chance. È ancora alla ricerca della quadra, il Mancio, che deve trovare una soluzione in attesa dei Pellegri e dei Kean del domani. Colpisce un dato riguardante le reti realizzate: le ultime dodici segnature azzurre sono arrivate da dodici marcatori differenti. Va bene l’assenza di un Riva o di un Vieri, ma qua manca proprio uno che la butti dentro.

Teniamoci la prima ora del match contro i Campioni d’Europa, quella che ci ha illusi di poter centrare un prestigioso successo. Poi, nel finale, le idee si sono annebbiate, la verve della prima frazione è calata e la Seleção das Quinas ha gestito bene, sfiorando pure il punto dello 0-1 con William Carvalho.

La prima avventura in Nations League si chiude con un nulla di fatto: non si scende e non si sale. Tutto sommato non ci si lamenta, se pensiamo che al prossimo giro saranno in B la Germania e una tra Croazia e Inghilterra (certo, piombate gironi nemmeno lontanamente paragonabili al nostro). Un successo, una sconfitta e due pareggi, due gol fatti e due subiti: questo il bottino della nostra nazionale, brava a concedere poco (miglior difesa, a proposito complimenti a Chiellini per la centesima in nazionale) ma – come detto – poco pericolosa (persino la Polonia, che ancora deve giocare l’ultima gara ha segnato più di noi).

L’undici di Fernando Santos – tecnico pragmatico che non si vergogna di speculare sul risultato – chiude la qualificazione con un turno di anticipo (ci sarà la passerella contro la già retrocessa squadra di Brzęczek) e si garantisce la Final Four interna (in caso di passaggio del turno azzurro, si sarebbe giocata a Torino, allo Juventus Stadium e all’Olimpico).

Serviva una vittoria per stare ancora in corsa, una vittoria con due reti di scarto per farsi bastare un pari tra Polonia e Portogallo. Ma due gol nelle gare che contano, quelle con i tre punti in palio, l’Italia non li mette a referto dal giugno 2017, dal 5-0 contro il Liechtenstein: da marzo 2017 (2-0 contro l’Albania) se vogliamo ricercare un avversario un filo più probante. Sul gol dovrà lavorare Mancini per far sì che la produzione del bel gioco non sia fine a se stessa. Contro gli Stati Uniti terminerà il maledetto 2018, l’anno che ci ha visti fuori dal Mondiale. Da marzo si lottrà per le qualificazioni agli Europei e l’Italia dovrà farsi trovare pronta, dimostrando di aver capito le indicazioni di queste gare di Nations League e di non aver perso tempo a cercare una propria identità.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco