Il punto sulla 33ª giornata. Il giorno della festa juventina

Dopo l’amarezza della Champions League, la squadra di Allegri centra l’obiettivo scudetto con cinque giornate d’anticipo, archiviando una stagione dominata. Otto titoli consecutivi: mai nessuno aveva realizzato un filotto simile nei principali campionati europei

di GIOVANNI DEL BIANCO

Mancava solo l’aritmetica, eccola. La Juventus chiude il conto alla vigilia di Pasqua e festeggia l’ottavo titolo consecutivo: un “fil-otto” che non era mai riuscito a nessun club nei cinque principali campionati europei. Superato il record di sette che apparteneva alla stessa Juve e al Lione dei primi anni Duemila. In realtà di festa se ne è fatta poca. La delusione per l’eliminazione subita contro l’Ajax pochi giorni fa ha avuto il suo peso, ma probabilmente hanno pesato anche l’abitudine a vincere il campionato – ridotto ormai ad una formalità – e la totale mancanza di pathos in questa corsa solitaria. Bisognava solo capire “quando” la Juve avrebbe vinto, non “se”. Ad ogni modo, è vero che in Italia non ci sono avversari all’altezza per una corazzata che sta cannibalizzando l’albo d’oro, ma il fatto di aver quasi vinto una stella in un unico ciclo non può e non deve passare sotto traccia. La Juve ha cambiato spesso pelle in questi anni, ma ha sempre mantenuto alta l’attenzione e così il ricambio continuo di uomini (solo Barzagli e Chiellini hanno preso parte a tutte e sette le campagne) non ha intaccato classe, ambizione e meccanismi della Signora, che arriva a quota 35: un altro scudetto e Milan e Inter – ferme a 18 – saranno addirittura doppiate. La Serie A ha bisogno di trovare una concorrente ad una squadra che sta tritando ogni tipo di record: questo Napoli più di così non può fare, la Roma è un cantiere sempre aperto, le milanesi si stanno muovendo ma devono colmare un gap spaventoso.

Cinque scudetti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe. Più due finali di Champions League. La lapidazione contro Allegri per l’eliminazione patita con l’Ajax è severa e ingiusta. Certo, in Europa la Juventus ha mostrato diverse crepe e servono un cambio di mentalità e un po’ di propositività in più per arrivare al livello delle altre grandi. Ci sarà tempo per tracciare i bilanci e capire se il ciclo dell’Acciughina è ormai al termine o se il connubio proseguirà: ad ogni modo, Allegri è ad un solo scudetto da Trapattoni (sette a sei per il Trap) e questo successo gli permette di scavalcare Lippi e Capello. Ok, è un’altra Serie A, questa, rispetto a quelle in cui lottavano i tecnici citati, ma nel medagliere non ci sarà scritto niente di tutto questo e alla fine rimarranno i numeri, che restano clamorosi. E per quanto riguarda i titoli consecutivi, il conte Max stacca Carcano, che negli anni Trenta ne aveva portati a casa quattro, uno dietro l’altro. Ci sarebbe solo un’ultima cosa da chiedere alla stagione: se la Juve dovesse vincere tutte le partite rimanenti, chiuderebbe a 102 punti, eguagliando dunque il record dell’ultimo anno di Conte. Eppure, nonostante tutto questo, pubblico e critica sono divisi sull’operato del livornese. L’Europa sta proponendo un altro tipo di calcio, l’Italia resta sul classico: per la prima Allegri deve cambiare qualcosa, per la seconda è il top.

Veniamo alla giornata di questo sabato pasquale e come al solito scegliamo i “più” e i “meno”.

Lapalissiano inserire la Juventus in generale tra le promosse, ma più per il bersaglio centrato che per l’andamento della partita. L’incontro con la Fiorentina si è rivelato più complicato del previsto, con i viola che – nonostante l’imminente impegno di Coppa Italia – sono andati in vantaggio, hanno sfiorato il raddoppio e alla fine sono stati puniti da un’autorete. Ma alla fine questo Juve-Fiorentina rappresenta la partita del tricolore, peraltro nello stesso giorno in cui la Juventus ha conquistato pure il campionato femminile (due titoli consecutivi).

Voto alto per la Spal, che vincendo ad Empoli si è messa in una condizione molto favorevole, inguaiando proprio i toscani, che dopo lo scontro diretto contro l’Udinese, perdono pure questo, essendo ora obbligati a fare risultato a Bologna nel prossimo turno, che si profila come un’ultima chiamata. Il simbolo della Spal è Petagna, arrivato a quota 14 reti. È lui il trascinatore di una squadra, quella estense, capace di cogliere cinque vittorie nelle ultime sei partite.

Rimanendo in coda, ottime le prestazioni del Bologna e del Chievo: la squadra di Mihajlović – cinque successi nelle ultime sette uscite – umilia la Sampdoria, sorpassa l’Udinese e agguanta in classifica il Genoa; quella di Di Carlo – già retrocessa – è andata a vincere addirittura in casa della Lazio, trovando il primo successo esterno del suo campionato e arrivando a 14: superato dunque il Brescia 1994-95, la peggior squadra della storia del nostro campionato, che si fermò a 12. Di questi due incontri premiamo Orsolini (oltre alla rete si era già mostrato pimpante nel primo tempo) e Pulgar (dai suoi piedi nasce sempre qualcosa di pericoloso) per il Bologna, Vignato (al primo gol in A) per il Chievo.

Altri promossi di giornata arrivano dal posticipo tra Inter e Roma, in particolare dalle figure di El Shaarawy (autore della bellissima rete dello 0-1), Džeko (che ha giocato benissimo, pur senza trovare il gol) e Handanovič (decisivo nel finale). L’1-1 del Meazza alla fine va bene ad entrambe: l’Inter lascia invariate le distanze dal Milan e dagli stessi giallorossi, la Roma (che era senza De Rossi e Manōlas) trova un bel punto su un campo difficile. La corsa Champions si infiamma e – in attesa di vedere cosa accadrà lunedì in Napoli-Atalanta – nel lotto rientra a pieno merito il Torino, uscito vincitore dalla trasferta di Genova. Mazzarri è lì, a tre punti dal Milan e neanche a farlo apposta avrà lo scontro diretto contro i rossoneri proprio domenica prossima. Sarà un fondamentale crocevia.

Ed eccoci alle dolenti note di giornata: come squadre scegliamo di punire il Milan, che a Parma si è buttato via nel finale; la Lazio, uscita sconfitta dal Chievo nel risultato più sorprendente di questa giornata; l’Empoli, che si è fatto rimontare dalla Spal perdendo terreno; la Sampdoria, uscita a pezzi dal Dall’Ara, quando c’era da dare continuità al derby vinto e provare a fare quel salto di qualità che puntualmente la formazione di Giampaolo non compie mai. Tra i singoli, malissimo Audero, responsabile di tutte e tre le reti bolognesi (a farfalle nel primo gol, dove condivide le responsabilità con Tonelli, schierato a sorpresa titolare al posto di Colley; mal posizionato sul secondo; con le mani bucate nel terzo). Un disastro anche Milinković-Savić, fattosi cacciare nel primo tempo per un folle calcio nel sedere rifilato a Stępiński: nella difficile giornata della Lazio, il suo gesto non ha fatto altro che aumentare gli ostacoli. Deludenti nel posticipo l’interista Nainggolan – atteso ex – e il romanista Ünder, entrambi impalpabili e presto usciti di scena.

LA GIORNATA

I risultati:
sabato 20 aprile, ore 12.30: Parma-Milan 1-1; ore 15: Bologna-Sampdoria 3-0, Cagliari-Frosinone 1-0, Empoli-Spal 2-4, Genoa-Torino 0-1, Lazio-Chievo 1-2, Udinese-Sassuolo 1-1; ore 18: Juventus-Fiorentina 2-1; ore 20.30: Inter-Roma 1-1; lunedì 22 aprile, ore 19: Napoli-Atalanta 1-2.
Recupero 25ª giornata: mercoledì 17 aprile, ore 19: Lazio-Udinese 2-0

La classifica:
Juventus 87; Napoli 67; Inter 61; Atalanta e Milan 56; Roma 55; Torino 53; Lazio 52; Sampdoria 48; Fiorentina e Cagliari 40; Sassuolo e Spal 38; Parma 36; Bologna e Genoa 34; Udinese 33; Empoli 29; Frosinone 23; Chievo* 14.
La Juventus è matematicamente Campione d’Italia; *il Chievo ha 3 punti di penalizzazione ed è matematicamente retrocesso in Serie B.