Il punto sulla 26ª giornata. Cosa ci ha lasciato Napoli-Juve?

La Signora chiude definitivamente i giochi scudetto scappando a +16 sul Napoli. Eppure non sono tutte rose e fiori, in particolare in vista dell’impegno di Champions League contro l’Atlético

di GIOVANNI DEL BIANCO

Giornata significativa, quella appena mandata in archivio, dal big-match tra Napoli e Juve al derby della capitale, dal sorpasso del Milan ai danni dell’Inter allo spettacolo di Atalanta-Fiorentina, dalla grave sconfitta del Bologna nello scontro diretto di Udine alla commozione per il ricordo di Astori ad un anno dalla sua scomparsa.

Ecco, in sintesi, cosa ci ha detto il ventiseiesimo turno:

1) Scudetto, fine della corsa. Il 2-1 della Juventus a Napoli sancisce la chiusura definitiva dei giochi al vertice. A dirla tutta, neppure la vittoria del Napoli avrebbe ridato linfa ad un duello deciso ormai da tempo, tanto che questo posticipo – che dovrebbe rappresentare il meglio del calcio italiano – ha avuto meno pathos del solito, almeno per quel che riguarda i tifosi neutrali, “condannati” ad assistere ad una gara di lusso ma fondamentalmente senza nulla in palio. Col secondo posto apparentemente blindato e il primo irraggiungibile, Ancelotti si tufferà sull’Europa League. Per la lotta al tricolore, ripassare l’anno prossimo.

2) L’episodio della serata, il (non)contatto Meret-Ronaldo, rappresenta un caso limite ma Rocchi lo ha gestito bene. Applausi ad Ancelotti per la lucidità con cui ha trattato l’argomento nel dopogara. È vero che nella fattispecie c’erano tanti fattori da valutare (la presenza di Allan, la distanza tra Ronaldo e la palla, la direzione del pallone), ma di certo se il portoghese non avesse saltato il portiere sarebbe stato travolto. Secondo chi scrive, rigore. Il rammarico del Napoli, casomai, è quello scellerato retropassaggio di Malcuit: è quello il vero episodio che ha cambiato la partita.

3) Al di là della vittoria nel difficile campo del San Paolo e dei 23 successi in 26 gare, la Juve non sta benissimo e la prestazione napoletana non lascia filtrare ottimismo in vista della partita di Champions contro l’Atlético Madrid. Ronaldo sbuffa, il gioco latita. E una partita subito in discesa con il rosso a Meret e la sostituzione di Milik (a mio giudizio, un errore togliere proprio il polacco) è tornata viva grazie al ritorno dei padroni di casa e alla sciocchezza di Pjanić, espulso anche lui. Solo il rigore calciato sul palo da Insigne nel finale ha evitato il 2-2. È stata una Juve rinunciataria e in debito d’ossigeno in alcuni uomini-chiave (Mandžukić, ad esempio) e questo non fa onore al calcio italiano, se ad una squadra basta fare il minimo indispensabile, non solo per vincere, ma per dominare il campionato. Migliore dei bianconeri, Szczęsny, determinate nella ripresa. E quando non è arrivato lui, lo hanno soccorso i legni (come sul rigore di Insigne o sulla conclusione di Zieliński). L’impressione è che la Juve abbia giocato per il pari e alla fine si sia portata a casa l’intera posta, grazie a prodezze singole, come quella di Pjanić (primo gol su punizione per Madama, in questo campionato). Allegri ha dalla sua una serie di trofei che sposta il dibattuto a suo favore; però giocare di rimessa con uno dei calciatori più forti del mondo, pare uno spreco, un lusso. Per la A, basta. Anzi stra-avanza. Per l’Europa proprio no.

4) Per quanto riguarda la corsa europea, la Roma paga dazio a seguito del pesante 0-3 nel derby, il Milan continua il momento d’oro issandosi al terzo posto, l’Inter cade a Cagliari, imbattendosi nel settimo ko del suo campionato. La Roma è così, ormai la conosciamo: partite eccellenti alternate ad amnesie inspiegabili. Di Francesco trema e in settimana è atteso dalla partita della verità contro il Porto. La sensazione è che cambiare ora il timone serva a poco. Più saggio dare un giudizio a fine stagione e osservare a bocce ferme dove si sarà spinto il suo undici.
Il Milan continua a volare, grazie ad una difesa rocciosa: nelle ultime quindici partite, tra campionato e Coppa Italia, ha subito solo cinque reti, mantenendo la porta inviolata per ben dieci volte. Una controtendenza rispetto alla prima parte di stagione, quando il reparto arretrato concedeva tanto. Oltre ai meriti del difensore, si sta rivelando fondamentale lo schermo di Bakayoko in mediana: a discapito della qualità, ma a favore dell’equilibrio. Gattuso si gode il +4 sulla zona Champions: impensabile fino a dicembre.
L’Inter è una polveriera e finché la grana Icardi non sarà risolta, una polveriera resterà. Vero che si stanno risvegliando alcuni elementi (Nainggolan, ad esempio), ma la rosa è corta, il doppio impegno campionato-Europa League si fa sentire, manca l’apporto degli esterni e sta diventando sin troppo lampante la difficoltà del centrocampo di costruire gioco. Ad ogni modo, c’è curiosità nel vedere come Spalletti gestirà questo delicato finale di stagione.

5) Dietro alla bagarre per la Champions ce n’è un’altra, altrettanto godibile, nella corsa per l’Europa League dove se la giocano Atalanta (3-1 alla Fiorentina), Torino (3-0 al Chievo e record d’imbattibilità per il portiere Sirigu) e Sampdoria (2-1 alla Spal, tra le magie dell’eterno capocannoniere Quagliarella – unico doppiettista di giornata – e tante polemiche sul Var, legate al controverso gol annullato a Floccari). A metà strada tra Champions ed Europa League, la Lazio, il cui destino sarà legato anche al recupero con l’Udinese. Intanto Simone Inzaghi si gode un meritato trionfo: nel derby, la sua squadra ha messo sotto la Roma e piano piano sta ritrovando elementi cardine, come Milinković-Savić: un giocatore che sta tornando ad alti livelli giusto in tempo per lo sprint finale, dove i biancocelesti daranno la caccia ad un posto in Europa e alla Coppa Italia.

6) In coda, l’Udinese si tira fuori da una situazione complicata, prevalendo nello scontro diretto con il Bologna: Nicola vola a +7 sulla linea rossa, Mihajlović va a -4 dall’Empoli. A ben guardare, il risultato più importante del week-end potrebbe essere proprio quello del Friuli. Con l’arrivo del serbo, qualcosa è cambiato in casa felsinea, ma la classifica non si schioda e rimane deficitaria: vietato sbagliare la sfida contro il Cagliari.

7) In un mondo di facciata come quello del calcio, c’era il rischio che anche l’omaggio ad Astori si caricasse di retorica. Le reazioni delle curve e di molti giocatori (le lacrime dell’atalantino Iličić sono la scena più toccante della domenica) hanno invece mostrato un lato umano e sincero del pallone. A dimostrazione dell’affetto che circondava e circonda tuttora il capitano della Fiorentina, capace di toccare il cuore e l’animo degli appassionati anche a distanza di un anno dalla tragedia.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco

LA GIORNATA

I risultati:
venerdì 1 marzo, ore 20.30: Cagliari-Inter 2-1; sabato 2 marzo, ore 15: Empoli-Parma 3-3; ore 18: Milan-Sassuolo 1-0; ore 20.30: Lazio-Roma 3-0; domenica 3 marzo, ore 12.30: Torino-Chievo 3-0; ore 15: Genoa-Frosinone 0-0, Spal-Sampdoria 1-2, Udinese-Bologna 2-1; ore 18: Atalanta-Fiorentina 3-1; ore 20.30: Napoli-Juventus 1-2.

La classifica:
Juventus 72; Napoli 56; Milan 48; Inter 47; Roma 44; Atalanta, Torino e Lazio* 41; Sampdoria 39; Fiorentina 36; Sassuolo 31; Genoa e Parma 30; Cagliari 27; Udinese* 25; Spal 23; Empoli 22; Bologna 18; Frosinone 17; Chievo** 10.
*Lazio e Udinese hanno una partita in meno; **Il Chievo ha 3 punti di penalizzazione.