Il punto sulla 21ª giornata. Baraonda per l’Europa

Una brutta Juve esce comunque vincitrice dall’Olimpico e allunga a +11 sul Napoli. Gol e spettacolo a Bergamo, Verona e Parma. La Samp fa festa con Quagliarecord. Pippo Inzaghi al capolinea. Cinque punti separano il Milan (quarto) dal Torino (decimo): per le coppe è bagarre

di GIOVANNI DEL BIANCO

Un’ottima Lazio, una pessima Juve. Eppure, il tabellino del posticipo rende merito ai bianconeri e penalizza i padroni di casa, recitando: Lazio uno, Juventus due. L’orchestra di Allegri non suona buona musica nel teatro dell’Olimpico, ma si salva grazie ai solisti, in particolare il portiere Szczęsny, che ha tenuto la squadra in vita, e il terzino João Cancelo, gettato nella mischia sullo 0-1 e match-winner con la rete del pari e un rigore procurato. Madama aveva numerose assenze, ma la panchina era comunque lussuosa. Facile per Allegri pescare dalle riserve le carte Bernardeschi e Cancelo, mandati in campo al posto degli opachi Matuidi e Douglas Costa. Considerando il pareggio di sabato del Napoli, l’1-1 era già un ottimo risultato per i piemontesi, messi sotto sul piano del gioco dalla formazione di Inzaghi: il rigore di Ronaldo a tempo quasi scaduto ha consegnato addirittura la posta piena e un vantaggio sulla seconda salito a undici lunghezze. Il campionato è terra di conquista da sette stagioni e mezzo e l’ottavo titolo è già prenotato: eppure la Juve fa valere sempre la propria classe, anche nelle serate di magra. Ha una forza mentale che spaventa e che disarma gli avversari, che contro di essa pagano caro ogni minimo errore. Nella nottata di ieri, la Lazio mastica amaro se ripensa al 2-0 fallito da Immobile: poteva essere il colpo del ko, è stata invece la spinta psicologica che ha svegliato la Juventus. Al di là del risultato – che come spesso accade contro le big, si è concluso con una sconfitta – si è vista una Lazio da applausi, in particolare in mezzo: il folto centrocampo di Inzaghi – con Parolo, Leiva, Luis Alberto e Milinković-Savić – ha dettato legge, mettendo alle corde quello bianconero, composto da uno spaesato Emre Can, uno scialbo Matuidi e un compassato Bentancur. Nella Signora, nel tentativo di prendere le misure ai biancocelesti, si è dovuto inventare centrocampista Paulo Dybala, mezzala aggiunta. La Lazio, una volta sotto e senza il riferimento di Immobile là davanti, ha dovuto mandar giù l’amaro boccone e accettare il verdetto, molto simile a quello dello scorso anno, quando la Juve espugnò l’Olimpico al 93′ (rete di Dybala). Quanto alla Juve, come dicevamo prima, se dal cilindro puoi permetterti di estrarre uno dei migliori uomini del campionato come João Cancelo, ecco che il risultato lo porti a casa nonostante i meriti degli avversari: bravo Allegri a cambiare al momento opportuno e a trasformare la sconfitta in una vittoria, dando la spallata forse decisiva ad un campionato che is fa interessante in tante posizioni, ma non in quelle del vertice.

Sì, perché la vera bagarre riguarda la lotta per la Champions e l’Europa League: in questo momento, ci sono cinque punti tra il Milan quarto e il Torino decimo. Ergo, il confine tra la grande Europa e il pugno di mosche è molto labile. Delle prime otto (Juve a parte), ha vinto solo la Sampdoria dell’eterno Quagliarella, capocannoniere in solitaria del torneo e a segno per l’undicesima partita consecutiva (eguagliato il Batistuta ’94-95, anche se si parla di presenze dei calciatori, non di giornate consecutive del torneo, visto che Quagliarella ha saltato il match con la Roma). La formazione di Giampaolo, rinforzata dal ritorno del figliol prodigo Gabbiadini (a segno anch’egli nel 4-0 contro l’Udinese) gioca bene e senza pressioni: forse anche per questo Quagliarella riesce ad esprimersi a livelli mai raggiunti in carriera, a dispetto delle 36 primavere. Lo scorso anno segnò 19 reti, record personale. Quest’anno è già a 16: l’Italia intera – Genoa compreso: chapeau – lo applaude. Mancini, che era al Ferraris ci fa un pensierone: in un’Italia di giovani come quella che sta creando, potrebbe essere importante l’esperienza di un veterano, specialmente in attacco, dove la nazionale fatica molto.

La seconda di ritorno ha proposto tanti volti e fatti degni di nota: dal bel successo del Torino – su un’Inter di nuovo in difficoltà – agli spettacolari risultati usciti a Bergamo, Verona e Parma.
Andiamo con ordine. A pranzo, abbiamo visto il 4-3 con cui la Fiorentina ha battuto il Chievo: la difesa viola ha iniziato l’anno in maniera imbarazzante, ma in avanti l’arrivo di Muriel ha dato qualcosa in più, risvegliando pure la vena realizzativa di Federico Chiesa, autore di una doppietta decisiva. La gara del Bentegodi è stata simile a quella di sette giorni fa contro la Samp: tre reti prese e un espulsione sul groppone a complicare il lavoro. Questa volta, però, i gigliati si sono presi i tre punti, rientrando a pieno titolo nella corsa europea.
Poi il pomeriggio è proseguito con la gara dai due volti andata in scena all’Atleti Azzurri d’Italia: la Roma – dopo tre vittorie consecutive – si è gettata via, sciupando un vantaggio di tre reti al cospetto di un’Atalanta che continua a segnare a valanga. Castagne – a segno anche all’andata – ha dato il via alla rimonta, Tolói e Zapata l’hanno concretizzata, col colombiano che compare nel tabellino del match anche per un rigore calciato alle stelle un minuto prima del gol. I giallorossi rimangono comunque in scia al Milan, ma mancano il sorpasso, buttado alle ortiche un risultato ormai acquisito, e non è la prima volta che capita. Le buone notizie per Di Francesco sono il ritorno al gol di Edin Džeko (doppietta) dopo un lungo digiuno, e la confortante prova di Zaniolo anche largo a destra. Se questo ragazzo dimostra anche duttilità adattandosi a più posizioni, la Roma ha davvero trovato un tesoro: due gli assist forniti dalla nuova stellina giallorossa.
Quanto all’Atalanta, la Dea è talmente convinta dei propri mezzi che nemmeno con uno svantaggio di tre reti ha rinunciato a credere al risultato positivo. Un atteggiamento eccezionale e un filotto di risultati che dà fiducia per l’assalto alle coppe e in vista dell’importante quarto di finale di Coppa Italia contro la Juventus.
Incredibile pure la rimonta della Spal al Tardini: sotto 2-0 per via della doppietta di Inglese (salito a quota otto gol), gli estensi si sono presi il derby, bussando per tre volte in venti minuti alla porta di Sepe. La squadra di Semplici – che da queste colonne è sempre stata esaltata – si allontana dalla zona calda e torna a festeggiare una vittoria a distanza di 90 giorni dall’ultima volta.

È ormai al capolinea l’avventura al Bologna di Pippo Inzaghi: umiliato in casa per 4-0 dal Frosinone, il Bologna ha davvero bisogno di una scossa immediata per cercare di uscire dalle sabbie mobili in cui è piombato. La sconfitta contro i ciociari, concorrenti diretti per la salvezza, è inappellabile, soprattutto per il modo in cui è maturata, con la partita chiusa dopo una ventina di minuti grazie alle reti di Ghiglione e Ciano, nate da due iniziative provenienti guarda caso dalla fascia lasciata scoperta dall’espulsione di Mattiello, fattosi cacciare dopo tredici minuti di gioco. Una domenica d’incubo per gli emiliani, che forse ripartiranno da Mihajlović (ricordiamo che fino a giugno ci sarebbe a libro paga Donadoni…), una domenica memorabile per i laziali, che in A mai avevano segnato quattro gol in un’unica occasione e che non si aspettavano una giornata del genere, considerando anche il poco invidiabile biglietto da visita di peggior attacco del torneo con cui si presentavano all’incontro. Ciano (doppietta) e Pinamonti hanno mandato in tilt la difesa felsinea, reparto che generalmente si faceva preferire nella squadra di Inzaghi.

Tra le delusioni di giornata c’è anche l’Inter, battuta da un Torino messo perfettamente in campo da Mazzarri: aggressivi e ordinati i granata, spuntati e senza idee i nerazzurri, che per una volta presentavano le due punte dall’inizio. Nei milanesi davvero nulla da salvare: Icardi – che non segna su azione dai primi di dicembre – è stato fuori dal gioco, Lautaro ha toppato la chance dal primo minuto, Vecino si è rivelato ancora una volta macchinoso, João Mário ha girato a vuoto. E male sono andati pure Dalbert, schierato a sinistra nel 3-5-2 proposto da Spalletti, Nainggolan, gettato nella mischia nella ripresa, e Politano, fattosi cacciare anzitempo. Grandi meriti in casa granata ed è giusto che il gol partita lo abbia messo a segno proprio Izzo, che già in fase difensiva si era dimostrato un leone.

Tra tante gare divertenti, l’unico 0-0 di giornata è arrivato dal big match, dall’anticipo di San Siro tra Milan e Napoli: c’erano molti temi che avevano tenuto banco alla vigilia (il ritorno di Koulibaly al Meazza dopo i fatti di Santo Stefano, Ancelotti contro il suo vecchio Milan, l’esordio di Piątek con la nuova maglia), ma la gara si è conclusa con un nulla di fatto, che fa perdere ulteriore terreno al Napoli e che alla fine lascia soddisfatto il Milan, che non si è visto superare dalla Roma o agganciare dalla Lazio. Ancelotti se l’è giocata all’attacco, giocando con un 4-2-4 che prevedeva in campo Mertens e Milik davanti, supportati dalle corsie da Insigne e Callejón. A dimostrazione che non sempre funziona l’assunto “tanti attaccanti=tanti gol”, il Napoli è rimasto a secco, con Mertens e Milik in serata no. Anzi, le occasioni più pericolose sono arrivate dal centrocampo, con Zieliński fermato più volte da un attento Donnarumma. Gattuso non si è giocato subito la carta Piątek, ma i venti minuti fina li concessi al polacco hanno comunque mostrato un giocatore carico e voglioso di lasciare subito una traccia. Con Paquetá e l’ex genoano il Milan sta cambiando pelle: bisognerà vedere se i frutti arriveranno già in questi primi mesi. Il Diavolo, d’altronde, non può aspettare se vuole tornare grande.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco

LA GIORNATA

I risultati:
sabato 26 gennaio, ore 15: Sassuolo-Cagliari 3-0; ore 18: Sampdoria-Udinese 4-0; ore 20.30: Napoli-Milan 0-0; domenica 27 gennaio, ore 12.30: Chievo-Fiorentina 3-4; ore 15: Atalanta-Roma 3-3, Bologna-Frosinone 0-4, Parma-Spal 2-3; ore 18: Torino-Inter 1-0; ore 20.30: Lazio-Juventus 1-2; lunedì 28 gennaio, ore 20.30: Empoli-Genoa 1-3.

La classifica:
Juventus 59; Napoli 48; Inter 40; Milan 35; Roma 34; Sampdoria 33; Atalanta e Lazio 32; Fiorentina e Torino 30; Sassuolo 29; Parma 28; Genoa 23; Cagliari e Spal 21; Udinese 18; Empoli 17; Bologna 14; Frosinone 13; Chievo* 8.
*Il Chievo ha 3 punti di penalizzazione.