Il punto sulla 18ª giornata. La Juve rallenta ma allunga

Il Napoli cade all’ultimo minuto a San Siro, in una gara macchiata dalla violenza fuori dallo stadio e dai buu razzisti. Tra polemiche e nervosismo, la giornata di Santo Stefano ha proposto anche fatti interessanti: su di tutti, la sfida tra fratelli tra Pippo e Simone Inzaghi

di GIOVANNI DEL BIANCO

Rettifica: non è vero che Spalletti non è in grado di leggere le partite in corsa, come da più parti gli era stato rimproverato a seguito di alcune scelte toppate, quando c’era da attingere dalla panchina. Il posticipo del turno di Santo Stefano ha visto l’Inter prevalere sul Napoli, proprio grazie alla pesca tra le riserve del tecnico di Certaldo, che contro l’undici di Ancelotti ha inserito prima Keita e poi Lautaro Martínez, venendo ripagato dal gol a tempo scaduto, confezionato proprio dai due sostituti, con il senegalese nei passi dell’assistman e l’argentino in quelli del marcatore. E in mezzo, pure il velo di Vecino, altro innesto della gara.
Tre punti pesanti, per una squadra che negli ultimi giorni aveva vissuto poco serenamente, per via del caso Nainggolan, fatto fuori per motivi disciplinari. Ora il Napoli è di nuovo nel mirino per quanto riguarda il secondo posto.

Nella fredda serata di San Siro – che si è distinta per le coltellate fuori dallo stadio e per i vergognosi ululati razzisti a Koulibaly (tutto molto natalizio: bravi) – si è vista una partita tirata e rimasta in bilico fino all’ultimo. Stava per vincerla il Napoli, con il tiro a botta sicura di Zieliński respinto sulla riga di porta da Asamoah a pochi giri di lancette dal termine; se l’è portata a casa l’Inter, quasi all’ultimo respiro. Primo tempo di marca nerazzurra (con l’incredibile traversa colpita da Icardi al pronti-via); ripresa col Napoli in controllo. Alla fine, ecco la zampata che ha evitato uno 0-0 ormai quasi acquisito. E il Napoli, oltre la partita, perde pure due protagonisti come Koulibaly e Insigne. Il difensore senegalese fino al cartellino rosso era stato il migliore in campo (il nervosismo per i “buuu” è un’attenuante, ma non una giustificazione in toto, e ad ogni modo l’applauso non pareva rivolto a chi lo beccava dagli spalti, ma all’arbitro che lo aveva appena ammonito), l’attaccante della nazionale italiana era rimasto invece ai margini della sfida.

Ancelotti, che ha ragione su tutta la linea quando parla del razzismo e delle gare da interrompere («Per tre volte ho chiesto la sospensione del match. La prossima volta ci fermeremo noi»), mastica amaro e vede la Juventus scappare via. Già, perché pure quando rallenta la propria corsa, come accaduto col 2-2 contro l’Atalanta (ma un punto a Bergamo non è mai da disprezzare), la Signora riesce ad incrementare il vantaggio: la classifica dice ora +9 sui campani. Allegri ha tenuto a riposo Ronaldo, ma contro l’attrezzato team di Gasperini – che con Zapata aveva ribaltato lo svantaggio iniziale maturato su autorete – ha dovuto correre ai ripari e gettarlo nella mischia, per evitare il primo ko in campionato. Cr7 è stato chiamato agli straordinari, proprio durante il suo giorno libero, e come al solito, ha lasciato la propria impronta sul match, trovando il dodicesimo sigillo del suo campionato, aiutando la Juventus a mantenere lo zero nella casella delle sconfitte(sono solo due gli zeri rimasti in classifica: l’altro, tutt’altro che lusinghiero, è quello delle vittorie del Chievo).

Anche Allegri ha ragione quando nel post-partita accusa – pur senza nominarlo direttamente – De Laurentiis per le affermazioni dei giorni scorsi. Il presidente napoletano si era lamentato per la designazione di Mazzoleni. Risposta di Allegri: «Non è elegante, fare certe dichiarazioni. Dobbiamo essere noi ad educare i tifosi». Vero. Ed è il motivo per cui è stato fuori luogo anche Alfred Duncan del Sassuolo, che sui social aveva scritto (in merito all’autorete di Schick, non convalidata dalla goal-line technology, che ha svelato come il pallone non fosse entrato per questione di millimetri) che si vuole decidere prima il vincitore delle gare. Cultura del sospetto, piagnistei, scuse, persino di fronte all’evidenza: con questo sistema non si va da nessuna parte.

Peccato, perché si potrebbe parlare di tante altre cose appetitose uscite da questo infrasettimanale natalizio: come dell’ennesimo gol di Quagliarella, autore di una rete di tacco che va ad aggiungersi alla sua già ricca galleria di prodezze; o della geniale rete del giovane Zaniolo in Roma-Sassuolo. O ancora, del piccolo Frosinone che ferma il Milan, acuendo la crisi di risultati del Diavolo e di Gattuso. O infine del Natale in famiglia per i Di Francesco, padre e figlio, che si sono sfidati all’Olimpico e dei due Inzaghi affrontatisi a Bologna, per la prima partita nella storia della Serie A che ha visto contrapporsi due fratelli in panchina. E chissà che per il povero Filippo non si riveli decisivo proprio il colpo infertogli dal fratello Simone.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco

LA GIORNATA

I risultati:
mercoledì 26 dicembre, ore 12.30: Frosinone-Milan 0-0; ore 15: Atalanta-Juventus 2-2, Bologna-Lazio 0-2, Cagliari-Genoa 1-0, Fiorentina-Parma 0-1, Sampdoria-Chievo 2-0; ore 18: Roma-Sassuolo 3-1, Spal-Udinese 0-0, Torino-Empoli 3-0; ore 20.30: Inter-Napoli 1-0.

La classifica:
Juventus 50; Napoli 41; Inter 36; Lazio 31; Sampdoria 29; Milan 28; Roma 27; Torino 26; Atalanta, Fiorentina, Sassuolo e Parma 25; Cagliari 20; Genoa 19; Spal 17; Empoli 16; Udinese 15; Bologna 13; Frosinone 10; Chievo* 5.
*Il Chievo ha 3 punti di penalizzazione.