Girone C: Šachtar Donec’k

Come al solito lo Šachtar è un mix di calciatori ucraini e brasiliani, connubio che negli anni ha garantito molti successi. Cambia invece il tecnico: al posto di Fonseca è arrivato Luís Castro

di EDOARDO COZZA

Talpe o minatori (soprannomi fantasiosi, va detto) che siano, gli arancioneri devono aprire una nuova fase della loro storia. Dopo l’epopea Lucescu, anche l’era Fonseca (il neo-tecnico della Roma) ha visto calare il sipario dopo tre stagioni con tre scudetti, tre coppe nazionali, una supercoppa e pochi squilli in Europa: vero, nel 2017-18 ci fu il girone di Champions League superato con tanto di mascherata alla Zorro, ma poi l’eliminazione agli ottavi ha solo fatto da collante a due sconfitte nei sedicesimi di Europa League: poca roba. Per la nuova avventura, lo Šachtar si è affidato ancora al Portogallo e a Luís Castro, la cui esperienza più blasonata è quella di coach ad interim del Porto e che ha poi guidato Rio Ave, Chaves e Vitória Guimarães, non proprio squadre di primissimo livello.

Anche il mercato è stato abbastanza privo d’interesse: è tornato in Ucraina Konopljanka, sono stati investiti quattro milioni sul difensore brasiliano Vitão del Palmeiras, ma quantomeno sono stati trattenuti tutti i giocatori più importanti, compreso quel Taison che agognava Milan e Roma (e agognato, vicendevolmente, era) e che, invece, ha visto «rovinato un sogno» da una dirigenza che di lasciarlo andare non ha pensato proprio.
Con lui ecco che in casa Šachtar ritroveremo Ismaily, Tetê, Marlos, Júnior Moraes: ci fermiamo qui, ma la squadra ucraina è, come ormai da tempo, a fortissima trazione brasiliana (ben 12 i giocatori verdeoro).

Cambia l’allenatore, dicevamo, ma non l’impianto tattico di riferimento che rimane il 4-2-3-1: ormai più che un modulo rappresenta un mantra per la compagine che rappresenta la città di Donec’k, ma ormai da tempo non vi gioca: cinque anni fa la guerra russo-ucraina provocò scontri e combattimenti e lo stadio dello Šachtar rimase fortemente danneggiato.
Ecco perché dapprima gli arancio-neri si sono trasferiti a Leopoli, ospiti dell’Arena Lviv, ma dal 2017 sono ormai di casa a Charkiv, dove hanno scelto come impianto il Metalist, che prima di chiamarsi così fu nominato dapprima “Traktor”, storpiando l’inglese Tractor (lo sponsor era, va da sé, un’azienda di trattori) e poi intitolato a Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, primo capo della Čeka (la polizia politica sovietica).

Edoardo Cozza

FUTBOL’NYJ KLUB ŠACHTAR
Città: Donec’k (Ucraina)
Fondazione: 1936
Stadio: Metalist (Charkiv, 40.003 posti)
Palmarès: trofei nazionali: 12 campionati, 13 Coppe d’Ucraina, 8 Supercoppe d’Ucraina, 4 Coppe sovietiche, 1 Supercoppa sovietica; trofei internazionali: 1 Europa League
Colori sociali: nero e arancione