Girone C: Atalanta

La Dea approda per la prima volta nella grande Europa: il giusto premio per una squadra che da anni coniuga gioco e risultati e per il tecnico Gasperini, capace di lasciare la sua impronta

di EDOARDO COZZA

Atalanta, figlia del re Iaso, fu abbandonata in fasce dal padre che avrebbe voluto un figlio maschio. Artemide, dea della caccia, decise dunque di inviare a protezione della piccola un’orsa, che la accudì e la allevò, mentre della sua formazione si occupò un gruppo di cacciatori che la prese in cura.
Perché siamo partiti dalla mitologia greca per parlare di Champions League? Perché il mito di Atalanta si confà a quello dell’omonima squadra bergamasca, “regina” delle provinciali, che sotto le cure dell’orsa Percassi e con la sapiente guida del cacciatore Gasperini ha raggiunto una qualificazione storica alla più importante competizione europea.
È ormai da anni che l’Atalanta naviga nelle zone alte della Serie A: quarto posto nel 2016-17, settimo nella stagione successiva con sedicesimi di Europa League incorporati (e Borussia Dortmund vincente e tremante), terza posizione nel corso della passata annata, che ha garantito la possibilità di far risuonare l’inno della Champions nelle teste dei tifosi e dei calciatori.
E poco male se, in attesa della fine dei lavori allo stadio di casa, l’impianto prescelto per questa prima volta sarà il Meazza di Milano: una bella storia, quantomeno, avrà una cornice di prim’ordine.
L’Atalanta, comunque, non è nuova a campagne europee: nel 1988 sorprese il Vecchio Continente arrivando in semifinale in Coppa delle Coppe, cedendo ai belgi del Malines/Mechelen.

Stavolta, però, sarà un’altra cosa: perché la Champions League è inutile spiegare cosa significhi e perché di sorprendere, a Bergamo, non vogliono smettere per nulla.
L’impianto della squadra che ha conquistato la qualificazione è rimasto intatto, eccezion fatta per il difensore centrale Mancini ceduto alla Roma: in sua vece si è cercato un profilo d’esperienza, individuato in Škrtel, che per motivi atletici (allenamenti troppo intensi) e familiari (la moglie che avrebbe preferito altre mete) ha salutato dopo poche settimane la banda Gasperini. E allora ecco che si è puntato sull’ex Palermo e Roma Kjær, prelevato dal Siviglia.
Altri innesti di rilievo sono quelli dell’ucraino Malinovs’kyj (ex Genk) e soprattutto di Luis Muriel, attaccante colombiano da sempre croce-e-delizia, ma utilissimo nelle rotazioni offensive del tecnico bergamasco.

I punti fissi sono rappresentanti da una solida mediana affidata a De Roon e Freuler e dagli esterni Hateboer e Gosens (o alla bisogna Castagne e il neo-arrivato Arana), dinamici e puntuali sia in fase d’offesa che di difesa. In difesa Palomino, Tolói e Masiello hanno dimostrato affiatamento; in attacco Ilicic-Gómez-Zapata hanno fisico, giocate, inventiva e tanto altro.
Tutti ingredienti che si mescolano bene in una squadra molto inglese nello spirito e molto olandese nell’approccio: “Gasp, che squadra” diventa sempre più esclamazione di meraviglia e non di sorpresa. Se ne renderà conto anche l’Europa.

Edoardo Cozza

ATALANTA BERGAMASCA CALCIO
Città: Bergamo (Italia)
Fondazione:
1907
Stadio:
Giuseppe Meazza (Milano, 75.923 posti)
Palmarès: trofei nazionali: 1 Coppa Italia; trofei internazionali:
Colori sociali: nero e azzurro