Boca-River, il giorno della prima verità

La stracittadina di Buenos Aires è una delle partite più affascinanti al mondo. E tutti gli occhi sono ovviamente puntati sulla doppia sfida tra Boca Juniors e River Plate, che metterà in palio la Copa Libertadores 2018. Una partita che in ogni caso segnerà la storia dei due club, sospesi per due settimane tra gloria e onta

di GIOVANNI DEL BIANCO

Probabilmente solo il derby di Glasgow tra Rangers e Celtic e quello di Istanbul tra Fenerbahçe e Galatasaray possono giocarsela con quello di Buenos Aires tra Boca Juniors e River Plate, avversarie, questa sera (calcio d’inizio: ore 21 italiane) e tra due settimane, nella finale di Copa Libertadores. Probabilmente sarà la partita più seguita della storia della manifestazione. Tutto il mondo guarda con interesse a quel che accadrà sia alla Bombonera sia al Monumental, in quella che sarà l’ultima finale doppia del torneo: dall’anno prossimo si disputerà in gara secca, come nella nostra Champions League.

È una stracittadina che lascia col fiato sospeso, quello che andrà tra poco in scena nella capitale argentina (meteo permettendo, visto che su Baires sta diluviando): per la posta in palio e per il fascino che sprigiona, ma anche per il timore che qualcosa possa non funzionare nell’ordine pubblico, visti i numerosi precedenti violenti tra le tifoserie (non a caso, nelle due sfide non ci saranno i tifosi ospiti). Quella tra Boca e River è più di una rivalità: è qualcosa che va oltre lo sport, è un’acredine che sfocia nella vita di tutti i giorni, sono antichi livori che tornano a galla, è un’aria che si fa avvelenata e pesante. Ci sarà chi si godrà lo spettacolo, dunque, e chi tirerà un sospiro di sollievo quando tutto sarà finito.

Non sarà una festa del calcio, insomma, ma la partita che segnerà un importantissimo capitolo della storia di questi due grandi club, per due settimane sospesi tra gloria e onta, tra sogni e incubi, tra speranze e paure. Da una parte i gialloblù del Boca Juniors, che hanno ospitato nelle loro fila campioni come Maradona e Riquelme, dall’altra i biancorossi del River Plate, che hanno goduto in passato delle prodezze di Sívori e Di Stéfano. Da una parte chi non è mai retrocesso in cadetteria, dall’altro chi si definisce “El Más Grande de Argentina”.

La gara si è giocata innumerevoli volte: i precedenti sono addirittura 368. Ma al massimo, in Libertadores, ci si era spinti a una semifinale. Capitò nel 2004 e trionfò il Boca ai calci di rigore (decisivo l’errore di Maxi López). Poi ci sono state partite decisive per il titolo, gare all’ultimo sangue come quella della Supercopa dello scorso marzo giocata sul neutro di Mendoza e portata a casa dal River, grazie alle reti di Martínez e Scocco. E persino una sfida durata un tempo solo, a causa dell’incredibile episodio capitato negli spogliatoi della Bombonera, con i calciatori biancorossi colpiti da spray urticante e impossibilitati a tornare in campo (ovviamente vinsero a tavolino). Ma un appuntamento simile non era mai successo e non basta l’Oceano che si frappone tra il Sudamerica e l’Europa per impedirci di cogliere anche qua l’importanza capitale di questa partita (il giornale Diario Olé è uscito con una prima pagina vuota perché, per ammissione dei redattori, non sono riusciti a trovare una copertina adatta a causa della tensione!).

Origini in comune per i due giganti del fútbol argentino. Entrambi sono nati a “La Boca”, quartiere abitato prevalentemente da immigrati genovesi e in prossimità del Riachuelo, proprio dove questo va a fluire nel Rio del Plata (la boca è l’imboccatura). Nacque prima il River, fondato nel 1901: furono degli abitanti del quartiere a fondare la squadra, in occasione di una gara contro dei marinai inglesi, responsabili di aver importato la “malattia” del calcio in vari porti del Sudamerica. Dopo quattro anni, nacquero gli “xeneises”, i genovesi: venivano dal capoluogo ligure infatti, i fondatori del Boca. Cominciava così il grande romanzo di queste due selezioni, rappresentanti due anime diverse della città: il Boca è considerato il team popolare, il River quello benestante (lo status cambiò col trasferimento nel rione Belgrano, nella parte nord di Buenos Aires).

I ragazzi di Marcelo Gallardo hanno in bacheca più campionati dei rivali (36 a 33). Quelli di Guillermo Barros Schelotto (lo ricordate nella toccata e fuga palermitana?), però, guardano i rivali dall’alto nell’albo d’oro della Copa Libertadores (6 a 3, anche se il record, sette, appartiene all’Independiente). L’ultimo successo dei Millonarios è di appena tre anni fa, mentre alla Bombonera non si festeggia l’alloro continentale dal 2007, anche se i Bosteros si sono impadroniti degli ultimi due campionati, proprio con Schelotto in panchina.

La partita si profila incerta e agguerrita. Il calcio di oggi vive di iperboli, ma per una volta si può essere d’accordo con la definizione “la partita del secolo”: così è stato ribattezzato in patria questo appuntamento che nessun appassionato vorrà e potrà perdersi. Per dare un’idea dell’interesse globale nei confronti della partita, si pensi che la tribuna stampa dello stadio del Boca Juniors è di 259 posti e gli accrediti richiesti sono stati oltre 2500. Comunque vada, chi riuscirà a godersi l’incontro dal vivo, vedrà coi propri occhi un significativo pezzo di storia del calcio sudamericano.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco


BOCA JUNIORS
Città: Buenos Aires
Fondazione: 1905
Stadio: Estadio Alberto Jacinto Armando (Bombonera)
Palmarès: trofei nazionali: 33 campionati, 3 coppe nazionali; trofei internazionali: 6 Coppe Libertadores, 2 Coppe Sudamericane, 4 Recope Sudamericane, 3 Intercontinentali, 1 Supercoppa sudamericana
Colori sociali: gialloblù

 

 

 

 


RIVER PLATE
Città: Buenos Aires
Fondazione: 1901
Stadio: Antonio Vespucio Liberti (El Monumental)
Palmarès: trofei nazionali: 36 campionati, 2 coppe nazionali; trofei internazionali: 3 Coppe Libertadores, 1 Coppe Sudamericane, 2 Recope Sudamericane, 1 Intercontinentale, 1 Supercoppa sudamericana
Colori sociali: biancorosso