Il commento / Apocalypse now

Questo Italia-Svezia è il coronamento di un lungimirante percorso partito da lontano: dopo due Mondiali conclusi ai gironi, si raccolgono finalmente i frutti di un intero movimento che preferisce Tavecchio ad Albertini, che vede squadre senza soldi iscriversi ai campionati e ritirarsi in corsa (vedi il recentissimo caso del Modena), che preferisce prendersela con gli arbitri o con la malasorte anziché con se stesso, che ha dirigenti di dubbia morale ai posti di comando, che annuncia stadi nuovi ma si tiene quelli fatiscenti, che dopo le continue batoste (Nuova Zelanda e Costa Rica le ultime corazzate ad averci fatto fuori) rimanda il proprio rinnovamento. E che ha tifosi che si sentono autorizzati a urlare “merda” ad ogni portiere avversario e a fischiare gli inni delle altre nazionali (come a dire: in questo Paese c’è una voragine culturale spaventosa, tanto vale restare privi anche di cultura sportiva). Un movimento che, nonostante tutto questo, continua a credere che basti il nome per ottenere i risultati. D’altronde, la strategia per questa partita è stata ripetere a sfinimento: “Non esiste un Mondiale senza l’Italia”. Un po’ poco.

E comunque, io credo che la mancanza di talento attuale sia riconducibile all’ira del dio pallone: “Avevate i Baggio e gli Zola e non li facevate giocare? Bene, allora il talento lo faccio nascere da un’altra parte. E voi vi tenete i Bernardeschi e i Verratti”.

Giovanni Del Bianco